Il film-maker è una figura professionale  – anche un’attività amatoriale – apparsa in questi ultimi decenni in cui lo sviluppo tecnologico ha permesso la nascita di un cinema indipendente anche se povero

Il doppiaggio

Ai funerali di Ferruccio Amendola, il più noto dei doppiatori italiani, c’erano Al Pacino, Sylvester Stallone, Dustin Hoffman, Robert De Niro, Peter Falk: Amendola li aveva doppiati in Italia e aveva contribuito al loro successo.
Si può dire che il doppiaggio è un’idea tutta italiana. A Roma ci sono agenzie di doppiaggio dal 1933 e i modi e le tecniche si sono diffuse un po’ ovunque nel mondo: hanno fatto scuola.
Ora mi occorre individuare quando anche un filmaker può trovarsi nelle condizioni di dover fare ricorso  a questa pratica. E dunque mi interessa innanzitutto elencare i motivi e le esigenze che ne hanno permesso lo sviluppo.
1- Rendere comprensibili i dialoghi, lasciando l’aspetto dinamico tra le interazioni dei personaggi. La sottotitolazione non è sufficiente, e in qualche misura disturba lo spettatore che vuole seguire il film e nello stesso tempo per capire deve leggere le frasi sulle inquadrature. Col doppiaggio la distribuzione del film oltre i confini della nazione di provenienza viene estremamente potenziata.
2- Dare la possibilità ai personaggi del film di esprimersi anche quando sono interpretati da attori che per qualche motivo hanno difficoltà a recitare: perché semplicemente non sanno recitare, o perché hanno una forte inflessione dialettale che deve assolutamente essere eliminata ( è il caso di interpreti non attori, presi cioè dalla strada).
3- Inserire le voci quando in esterno non si è potuto registrare il sonoro per le condizioni atmosferiche ( per esempio forte vento ).
4- Rimediare ad errori che si scoprono in fase di montaggio.
5- Registrare voci  nel film di animazione, cioè far parlare gli animali.
Per i punti 2,3, e 4 anche cinema povero e filmaker devono fare ricorso al doppiaggio. Allora quali sono i problemi che si affrontano per realizzarlo?
Innanzitutto, ovviamente, c’è la traduzione, con tutte le problematiche del passaggio da una lingua ad un’altra, che si riscontrano nell’editoria: mantenere il significato e le sfumature di significato, lo stile che può rivelare il carattere del personaggio, i giochi di parole (che spesso si perdono).  Nel doppiaggio in più bisogna mantenere la lunghezza della frase e il sincronismo labiale ( per quanto possibile ). Si comprende  che si tratta di problemi di una certa difficoltà e di conseguenza che il doppiaggio fa innalzare il costo del film. Costo, che per le grandi produzioni è relativo perché il film acquista in diffusione.
Il filmaker, che esclude purtroppo la diffusione all’Estero (o la risolve con la sottotitolazione, come per i festival), deve assolutamente prevedere se dovrà fare ricorso al doppiaggio. Per esempio, se l’attore va bene per il fisico, nel ruolo che deve interpretare, ma non “funziona”, il regista, già in fase di ripresa, può risolvere con voce fuori campo per evitare i problemi della lunghezza delle frasi e del sincronismo labiale. Questo perché un buon doppiaggio ha bisogno di figure professionali ben definite, con specializzazioni di alto livello a partire dal o dai traduttori,  al direttore del doppiaggio, che sceglie gli attori doppiatori in base alle voci per adattarle all’aspetto fisico e al carattere dei personaggi del film, e poi li dirige durante il doppiaggio, fino al doppiatore, che oltre a essere un bravo attore deve rispettare il ritmo delle frasi e il sincronismo labiale.
A questo punto viene da chiedersi ma come si faceva prima? Non si faceva. Il sonoro è sorto nel 1927. Poi da quest’anno le grandi produzioni americane, che avevano interesse a spedire i film in tutto il mondo, cominciarono a girare più volte lo stesso film in diverse lingue(!) finché in Italia, proprio grazie al Fascismo, che proibiva la circolazione dei film e di tutto ciò che non fosse in lingua italiana, ecco l’idea del doppiaggio, e quindi l’aiuto degli americani ( la Metro-Goldwyn-Mayer) per i quali il mercato italiano era obiettivo di conquista.

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