Nel Consiglio Comunale del 30 maggio 2011 – afferma il Sindaco di Otranto, Luciano  -Cariddi –  si è discusso dello sviluppo della portualità turistica della Città.
In  particolare, è stato esposto il progetto che l’Amministrazione Comunale sta realizzando all’interno del bacino attuale, nello specchio acqueo

prospiciente il Bastione Pelasgi, per il quale sono già state cantierizzate le opere di sistemazione a terra relative alle aree di pertinenza del porto, cioè l’antemurale dei fossati e la zona della Porta a mare. Tale progetto consentirà di disporre di circa 160 nuovi posti barca all’interno della baia.  
Il dibattito consiliare si è soffermato a lungo sull’altro progetto che interessa la portualità cittadina, e cioè, quello del nuovo porto turistico esterno presentato da Condotte d’Acqua s.p.a.
Oggi disponiamo del progetto definitivo che presentiamo finalmente ai cittadini e a quanti vorranno partecipare all’incontro pubblico che si terrà in Largo Porta Terra, sabato 9 luglio p.v., alle ore 19,30.
La nostra Amministrazione considera prioritaria la valorizzazione del porto turistico, per farne uno dei principali strumenti attraverso i quali poter allungare la nostra stagione turistica oltre i mesi estivi.
Nel fare questo vogliamo però puntare ad attrarre e fidelizzare un segmento del mercato turistico che, ad oggi, Otranto non ha potuto ospitare a causa della carenza infrastrutturale e di servizi del nostro porto.
Ecco perchè non vogliamo che venga realizzato ad Otranto un porto parcheggio, come se ne trovano tanti nella nostra Regione.
Noi vogliamo che l’infrastruttura possa far fare alla nostra portualità diportistica un salto di qualità con la realizzazione di un vero Marina.
Abbiamo messo in conto che si possa avere un minimo di sacrificio ambientale nell’area retrostante il porto attuale. Zona che appartiene alla memoria di noi otrantini, ma che, comunque, non presenta particolari pregi naturalistici, e che ormai è già stata infrastrutturata con la realizzazione dell’elettrodotto, con la viabilità parallela alla via del Porto e con la previsione di approdo del metanodotto.
Alcuni consiglieri della minoranza consiliare hanno sostenuto nel dibattito che sarebbe più opportuno realizzare un nuovo porto commerciale esterno e trasformare quello attuale in turistico.
I desiderata di ognuno di noi, quando si ha la responsabilità di amministrare, dimostrandosi seri e concreti, devono conciliarsi con la fattibilità tecnica ed economica di un’opera.
Dal punto di vista tecnico va ricordato che il porto attuale è soprattutto, per classificazioni nazionali, porto commerciale, militare, peschereccio. La sua trasformazione in porto turistico esclusivo può avvenire solo se tali altre funzioni vengono spostate in un nuovo bacino.
Questo vuol dire che se si dovesse procedere alla realizzazione all’esterno di tale porto, si avrebbe bisogno di una dimensione decisamente più imponente di quello turistico progettato, considerando soprattutto le manovre di ingresso delle navi commerciali, che continuano a incidere in maniera positiva e determinante sul reddito di varie famiglie otrantine.
I consiglieri di minoranza che sostengono tale ipotesi dovrebbero sapere che il fondale esterno al porto di Otranto presenta un gradino morfologico che porta, superata una certa distanza, a profondità elevatissime. In simili situazioni i moli di protezione di un eventuale porto commerciale, se mai si riuscisse a trovare una soluzione tecnica, richiederebbero comunque costi di realizzazione elevatissimi (assolutamente non accettabili in una  valutazione costi-benefici).
Anche dal punto di vista dell’impatto ambientale, tale ipotesi progettuale avrebbe un’incidenza negativa notevole, da un lato, per i muri paraonde alti che un porto commerciale deve avere, e dall’altro, per il notevole ingombro di fondale marino che richiederebbero le opere a mare del molo di protezione.
Dal punto di vista economico, poi, c’è da chiedersi con quali soldi realizzeremmo il porto commerciale all’esterno?
Non certo con i soldi pubblici, sempre meno disponibili, visto che il Governo ormai produce solo tagli agli enti territoriali, costringendoli ad adottare sempre maggiori e nuove imposte per i cittadini.
Né potrebbe intervenire un privato, che non avrebbe gli strumenti normativi per garantirsi una procedura amministrativa in grado di assicurare la concessione demaniale e, quindi, il rientro del proprio investimento.
D’altronde, se questa è l’idea dell’attuale opposizione, non si comprende come mai, in dieci anni di loro governo non hanno attivato alcuna progettualità in tal senso.
Noi non saremo mai quelli che, accampando soluzioni impossibili, vogliono continuare a discutere per altri 50 anni senza approdare a niente.
Partendo da questi principi ci siamo approcciati con responsabilità alla valutazione dei progetti concorrenti nella Conferenza dei Servizi preliminare.
Tra le due soluzioni presentate, la proposta di Condotte d’Acqua spa ci è sembrata quella più completa e più vicina alla nostra visione di porto turistico.
Il progetto prevede infatti una maggiore attenzione alla qualità dei servizi a terra che va comunque a distribuire lungo la nuova banchina del porto, linearmente, sempre e solo nella fascia demaniale, rendendoli invisibili dalla città e invisibili anche a chi raggiunge l’area dalla via retrostante il porto (via Martire Schito).
Tutti gli ambienti collocati  al di sotto della quota 6,5-7,0 m. sono destinati al commerciale e ad un parcheggio a doppio livello che contiene circa 400 posti auto, interrati sotto la piastra delle residenze.
Con riferimento alla parte residenziale, il progetto contiene 68 mini-alloggi, che, come in ogni altro porto simile, hanno due funzioni entrambe importantissime:
1)    fornire servizi a una parte più esigente di clienti del porto
2)    permettere di chiudere positivamente il piano economico-finanziario.
Volendo fare i conti in tasca agli altri, come fa la minoranza, bisogna tener presente che si tratta di strutture che non potranno essere vendute, ma solo concesse per circa 47 anni (se ai 50 di concessione si sottraggono i 3 di costruzione), e, trascorso tale termine, tutte le opere saranno nella totale disponibilità pubblica.
In ogni caso tali alloggi, dati in concessione ad un’utenza non locale, serviranno per fidelizzare un 20% almeno dei clienti del porto, favorendo presenze non solo estive.
Le richieste che l’amministrazione ha invece avanzato, rispetto ai contenuti del progetto preliminare, accolte nel progetto definitivo dalla società proponente, sono state quelle di:
1)  eliminare i volumi destinati a strutture ricettive, che non aiutano sicuramente i conti economici del piano finanziario e non aiutano a fidelizzare clientela importante, riuscendo in tal modo a ridurre notevolmente la volumetria a terra;
2) realizzare il molo foraneo banchinato per poter ospitare l’attracco di navi da crociera, intensificando questi flussi, già oggi presenti, con grande vantaggio per la Città;
3) Impiegare materiali e tecniche costruttive eco-compatibili e realizzare alcuni utili interventi di compensazione ambientale.
Le considerazioni fatte dalla maggioranza, tra l’altro, sono in linea con quanto riportato nello studio di fattibilità per la realizzazione di un porto turistico ad Otranto, commissionato nel 2001 dalla prima amministrazione Bruni, e in base al quale lo stesso aveva proposto nel programma opere pubbliche l’idea di un intervento con lo strumento della finanza di progetto.
I tecnici redattori di quello studio, tra i quali  nomi noti nel panorama nazionale in materia di porti l’Ing. Conti e in materia urbanistica l’Arch. Susini, sostenevano già la necessità di uno sviluppo residenziale importante a terra. Tra l’altro, confrontando il residenziale previsto negli elaborati di allora con gli interventi progettati da Condotte d’Acqua spa si riscontra immediatamente quanto questi ultimi siano decisamente più modesti.
Non dimentichiamo inoltre che le aree a terra utilizzate per il progetto del porto sono definite dalla parte retrostante del porto attuale, costituita dal retro banchina in cemento, e la sola parte iniziale della zona Cave, fermandosi ben 50 m. prima del punto di approdo dell’elettrodotto.
Si tratta di aree fortemente infrastrutturate, già antropizzate con blocchi in mare realizzati per frenare crolli ed erosioni continue, riempite da materiale di risulta derivante dagli scavi dei cantieri della città e prive di essenze naturali di particolare importanza.
Analizzando l’aspetto  occupazionale e i vantaggi economici che ne deriverebbero dalla realizzazione di tale opera, si può certamente sostenere, supportati da tanti altri esempi concreti, che  la realizzazione di nuovi posti barca, in un marina così attrezzato, genera notevoli benefici economici e sociali diretti e di indotto. Questi benefici vanno ricercati nella capacità che i nuovi posti barca hanno non solo di generare nuove richieste di servizi, ma anche di potenziare l’economia locale e di destagionalizzare o, quanto meno, di prolungare la stagione turistica.
Per comprendere la dinamica degli effetti economici ed occupazionali di un porto turistico, occorre distinguere tra porti ad uso permanente, detti stanziali, in quanto destinati ad ospitare una flotta che vi permane stabilmente (è il caso del progetto del porto turistico di Otranto), e porti di tipo stagionale o di transito, che hanno come funzione principale quella di offrire uno scalo durante il periodo estivo.
Non è superfluo sottolineare come la maggior parte dei benefici economici ottenibili da un porto turistico non derivi tanto dal movimento estivo, quanto dalla presenza continuativa in loco di un certo numero di barche.
Su questo tema sono disponibili alcuni studi come quelli effettuati dalla Camera del commercio di Nizza, con riferimento alla situazione della Costa Azzurra e dall’ ILRES (Istituto  Ligure Ricerche economiche e Sociali) per l’insieme dei porti liguri.
Tali analisi concordano nel sostenere che i maggiori benefici per le economie locali derivano dalle esigenze delle imbarcazioni, soddisfatte evidentemente presso i porti di stazionamento, nonché dalle frequenti presenze in zona dei proprietari (l’importanza del residenziale). In simili contesti si stima che l’occupazione diretta e indotta possa arrivare ad un posto di lavoro ogni 3÷5 imbarcazioni. Ciò significa che il nuovo porto turistico di Otranto, che riuscirà ad ospitare circa 500 barche, può generare un’occupazione complessiva stimata tra 100 e 150 addetti.
La sola manutenzione rappresenta una fonte di attività rilevantissima: un’indagine dell’IRLES ha evidenziato come il valore medio delle imbarcazioni ospitate nei porti più qualificati possa arrivare a 300.000 €; se si considera che l’incidenza della manutenzione ordinaria può essere stimata attorno al 5% del valore complessivo, il costo annuo per barca in tali porti, supera agevolmente i 15.000 €, tra materiali e manodopera.
Se consideriamo la sola manodopera e il ricarico fatto dagli operatori locali sui materiali venduti, si può comprendere come una parte consistente di tale cifra rimanga in ambito locale; solo per la manutenzione ordinaria, si giustifica un posto di lavoro ogni 7-8 imbarcazioni.
La stessa costruzione del porto, nell’arco delle diverse fasi di realizzazione, rappresenta un’enorme opportunità di lavoro per tutte le ditte edili e artigianali della nostra zona; non solo per ciò che concerne la costruzione vera e propria del complesso ma anche per la fornitura dei materiali.
Questi dati dimostrano chiaramente quale sia l’utilità sociale ed economica di uno sviluppo della nautica da diporto sul nostro territorio.

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