“Il giudice dell’udienza preliminare, l’11 dicembre 2009 – dichiara  L’avvocato difensore del ministro Raffaele Fitto, On. Francesco Paolo Sisto  – ebbe a prosciogliere Raffaele Fitto dal reato di associazione per delinquere affermando la sua completa estraneità.

Nella decisione il gup dichiarava esplicitamente che Raffaele Fitto non avrebbe mai dovuto essere indagato per quel reato. Tale decisione è stata confermata il 18 gennaio 2011 dalla Cassazione, respingendo l’appello della Procura con motivazione, se possibile, ancora più perentoria. Ebbene, nonostante questo, nel processo è ancora presente l’imputazione che vedrebbe Raffaele Fitto accusato di associazione per delinquere.  Il dato è sconcertante. Raffaele Fitto, con due missive al Procuratore della Repubblica, con due richieste in udienza (l’ultima in data di oggi) ha chiesto che si ponesse rimedio a tale incredibile situazione. In due distinte occasioni (l’ultima in data di oggi), il pm di udienza si è opposto a tale cancellazione. In altri termini, un cittadino prosciolto definitivamente, con tanto di sentenza della Cassazione, si vede ancora indicato come associato per delinquere. Alla assurdità della vicenda, facilmente definibile kafkiana, si accompagna l’inspiegabile ed inusuale atteggiamento della Procura di Bari. Il mio assistito, tenuto conto dell’accaduto, valuterà il da farsi, essendo ormai intollerabili gli effetti negativi di tutto questo.

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