”Dinanzi al Tribunale di Bari si sta svolgendo un dibattimento che vede l’imputato Raffaele Fitto rispondere di sei capi di imputazione: due relativi ad episodi di corruzione, due relativi ad episodi di abuso d’ufficio, uno relativo ad un episodio di peculato ed uno relativo ad un episodio di finanziamento illecito ai partiti, non del reato di associazione per delinquere”.

E’ quanto afferma la Procura di Bari in una nota diffusa oggi in replica a una dichiarazione di ieri dell’avv.Francesco Paolo Sisto, difensore del ministro per gli Affari Regionali, Raffaele Fitto. Il legale rilevava ieri che Fitto, al momento del rinvio a giudizio per reati diversi (dicembre 2009), era stato prosciolto dal gup dal reato di associazione per delinquere, proscioglimento confermato il 18 gennaio 2011 dalla Cassazione. Tuttavia, per un errore materiale – secondo il legale – nel capo di imputazione è rimasto il riferimento all’imputazione di associazione per delinquere, che dovrebbe quindi essere cancellata: la cancellazione e’ stata chiesta ai giudici in aula per due volte ma ad essa il pm di udienza si e’ opposto entrambe le volte. ”Il decreto che dispone il giudizio con le relative imputazioni è stato deciso e redatto – e’ detto nella nota di oggi della procura – dal giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Bari in data 11 dicembre 2009. Nel nostro ordinamento il pubblico ministero, in fase dibattimentale, dinnanzi al Tribunale, può solo esprimere richieste o pareri, rispetto alle decisioni che sono esclusivamente demandate al giudice che è il dominus assoluto del processo”. ”Nell’udienza del 24 gennaio 2011 – si aggiunge nella nota – la difesa dell’imputato Raffaele Fitto ha chiesto la cancellazione di parte del capo di imputazione sostenendo che si era verificato un errore materiale. Nella successiva udienza del 31 gennaio 2011 il presidente del Tribunale di Bari ha rigettato l’istanza presentata dall’avvocato Francesco Paolo Sisto e ha disposto il procedersi oltre ritenendo che non si trattava di errore materiale”. ”In data 4 luglio 2011 – conclude la procura – la difesa dell’imputato Raffaele Fitto ha ripresentato la stessa istanza. Entrambe le volte il pm in udienza ha espresso le sue valutazioni, rimettendosi alle decisioni del giudice”.

“Premetto che ancora oggi non riesco a capire come sia possibile che un cittadino prosciolto dal gup dal reato di associazione a delinquere, con decisione confermata dalla Cassazione, trovi tuttora scritto quel reato nel capo di imputazione.” Interviene così il ministro Raffaele Fitto, in riferimento alla nota odierna della Procura di Bari.
“Detto questo, nessuno potrebbe mai dubitare della ‘doverosa riservatezza’ cui generalmente si attiene la Procura di Bari, la stessa dalla quale sono ripetutamente fuoriuscite, e finite regolarmente sui giornali, migliaia di pagine e decine di documenti coperti da segreto istruttorio.
Ciò rende ancor più sorprendente che l’Ufficio del Procuratore di Bari faccia appello oggi alla “doverosa riservatezza cui tutte le parti processuali dovrebbero essere tenute” e si rammarichi perché io avrei reso pubblici i contenuti di due mie richieste formali (non lettere riservate) rimaste peraltro, per mesi, senza risposta e di una udienza pubblica come quella di ieri, alla quale erano presenti anche alcuni giornalisti che hanno potuto sentire in diretta quello che fortemente chiedo: cancellare dai capi di imputazione che mi riguardano quello di associazione a delinquere per cui sono stato prosciolto dal gup e dalla Cassazione.
Peraltro – continua il ministro Fitto – se l’Ufficio del Procuratore avesse risposto quantomeno ad una delle mie due richieste (la prima, come detto, risale a quattro  mesi fa), non ci sarebbe stato alcun bisogno né di reiterarle in udienza, né di farne oggetto di comunicati stampa; e se l’Ufficio del Procuratore avesse letto il verbale dell’udienza del 31 gennaio 2011 allegato alla prima di quelle due missive, avrebbe anche scoperto che il pm rifiutò di cancellare quel capo di imputazione sostenendo, praticamente, che serviva mantenerlo per mantenere il castello accusatorio. E che il Tribunale, in quella stessa udienza, ha ripassato la palla alla Procura, ritenendolo unico organo competente alla modifica dell’imputazione.
Questa la verità, verbali alla mano.
E’ evidente che se c’è qualcuno che deve sentirsi rammaricato, quello sono io.
E nessuno si dispiaccia se, nonostante il “rammaricato” comunicato stampa di oggi dell’Ufficio del Procuratore, non riesco ancora a capire  come è possibile, in un Paese civile, che possa rimanere scritto nel processo un reato da cui sono stato definitivamente prosciolto”.

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