Centoquarantasette anni e mezzo di carcere sono stati inflitti dal gup di Lecce Nicola Lariccia a quindici presunti affiliati alla Scu del Nord Salento, che avrebbero fatto parte di un gruppo dedito al traffico di droga, gioco d’azzardo ed estorsioni.

La decisione e’ arrivata nel tardo pomeriggio e si e’ discostata leggermente dalle richieste formulate poche settimane fa dalla Dda, che, tramite il sostituto procuratore Guglielmo Cataldi, aveva sollecitato 172 anni di carcere. Sotto accusa gli uomini che avrebbero fatto parte del gruppo di Salvatore Caramuscio, detto “Scaramau”, che e’ gia’ stato rinviato a giudizio dal gup, insieme alla moglie Simona Sallustio e ad un altro presunto sodale, Giuseppe Perrone. Il rito alternativo e’ stato invece scelto da 15 persone, per le quali la Procura aveva ritenuto congrue pene comprese tra gli 8 e i 18 anni. Queste le condanne inflitte: 8 anni e 6 mesi ad Antonio Caramuscio fratello del presunto capo; 7 anni 9 mesi e 10 giorni a Riccardo Buscicchio; 13 anni e 6 mesi a Gianluca Pepe; 4 anni e 8 mesi a Stefano Ciurlia; 7 anni e 6 mesi a Marco Malinconico; 11 anni e 8 mesi a Luca Spagnolo; 13 anni e 6 mesi a Alessandro Ancora; 8 anni a Gianni Dolce; 7 anni e 6 mesi a Stefano Elia; 8 anni a Vincenzo Carretto; 12 anni a Leandro Luggeri; 13 e 6 mesi a Piero Rampino; 8 anni a Cosimo Miglietta; 7 anni 9 mesi e 10 giorni a Salvatore Perrone e 16 anni a Giosue’ Primiceri. Gli indagati dovevano rispondere, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso, per aver fatto parte di un gruppo della Sacra Corona unita, nonche’ di traffico di droga, vendita di armi, favoreggiamento di un latitante. Tutti hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato, ottenendo dal gup lo sconto di pena previsto per il rito alternativo. Il giudice ha fissato in 90 giorni il termine per il deposito delle motivazioni della sentenza.

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