Situata all’imbocco del Canale d’Otranto, la cittadina è un’importante località balneare e turistica, rinomata per le sue terme e le qualità terapeutiche delle acque termali che sembra fossero già note in epoca romana anche se per un loro utilizzo in modo sistematico bisognerà attendere la fine dell’Ottocento.

Le grotte millenarie sono una ricchezza che non smette di affascinare chi le visita con il suo mare cristallino e non esistono parole d’ammirazione che non siano state usate per definire la bellezza di questa ridente località salentina.

Si narra che quando i primitivi navigatori approdavano nelle vicinanze della costa dove sarebbe sorta Santa Cesarea, venivano assaliti da un profondo senso di sgomento. Il fenomeno all’epoca inspiegabile delle acque sulfuree, che si levavano dalle viscere della scogliera, veniva ritenuto uno dei prodigi più sorprendenti, al punto che le navi evitavano quelle acque cineree e nauseabonde ed era perciò assolutamente inevitabile che un luogo in grado di suscitare un rilevante senso di stupore e timore entrasse a pieno titolo nella leggenda.
Del resto, in tempi in cui la scienza non riusciva ancora a comprendere certi particolari fenomeni naturali, solo il mito forniva di essi l’unica spiegazione plausibile e così, secondo le leggende una pagana e l’altra cristiana, le sorgenti sulfuree di Santa Cesarea ebbero origine dal male.
La prima leggenda racconta che uomini enormi e mostruosi, i Giganti assalirono gli dei, lanciando violentemente massi e tizzoni infuocati contro l’Olimpo, la loro dimora. Zeus ordinò allora ad Ercole di sconfiggere gli aggressori, ma essi si diedero alla fuga cercando scampo in alcune inaccessibili grotte della costa salentina tra Otranto e Leuca. Ma Ercole li trovò e ne fece una vera e propria strage, e mentre i loro corpi mostruosi precipitavano giù, le acque diventavano nauseabonde e sulfuree.
La leggenda dei Giganti tramontò nei primi secoli dell’era cristiana sostituita da quella che ha come protagonista Cesarea, una bella fanciulla che per sfuggire all’insano desiderio del padre, scelse di gettarsi in una grotta gridando vendetta “Apriti monte ed inghiotti Cesarea e gli stivali di mio padre diventino di zolfo”. Così successe, ed il luogo divenne putrido ed ostile.
E’ fondamentale notare che in entrambe le leggende è sempre presente lo zolfo che secondo il mito greco simboleggia il male, motivo per cui le sorgenti sulfuree, prima che la scienza ne decretasse il benefico potere, erano considerate un segno simbolico perché derivavano dalla putredine del corpo di un malvagio, sia esso dei Giganti o di un padre libidinoso.

 

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