Sono passati “solo” centotrenta giorni che siamo in guerra o, forse, in missione di pace (chi lo sa?), ed ancora non si vede la luce su quello che potrebbe essere lo scenario futuro. Di sicuro si sa che questa guerra, perché è così che deve essere chiamata, costa e costa pure tanto in un momento in cui si chiedono ai cittadini italiani sacrifici non indifferenti.

Presumo che ci sia una diplomazia parallela che stia lavorando in silenzio per raggiungere gli obbiettivi prefissati dal momento che, come cittadini, non siamo per nulla considerati talchè non ci viene detto assolutamente nulla se non il minimo indispensabile tipo “ il dover mantenere gli impegni assunti”. Nessuno che ci dica o ci abbia detto con chiarezza il perché della necessità di mantenere gli impegni assunti o quali potrebbero essere le conseguenze ove si venisse meno a quest’impegno. Nebbia su tutto e fa senso questa omertà a fronte di quello che si legge ogni giorno con pagine di “gossip” che attengono a politici di destra e di sinistra; mai c’è stato un segreto di Stato così blindato come questo che attiene alla guerra libica. Non avendo, pertanto, notizie dal cosiddetto fronte non ci si può soffermarsi se non al “costo” attuale di questa sciagurata missione.
Tiro fuori questi numeri solo perché il Parlamento ha trattato del rifinanziamento di tutte le missioni, Libia compresa. Sia ben chiaro che i soldi di cui trattasi riguardano non solo lo Stato che finanzia le proprie Forze Armate, ma riguardano anche i soldi che vengono dati ai cosiddetti ribelli per poter continuare l’opera di destabilizzazione. Si potrà anche dire che i soldi ai ribelli sono quelli sequestrati a Gheddafi nelle banche USA, ma, attenzione anche quelli stanno per finire o sono già finiti! Mentre gli USA, per via dei loro problemi economici interni, riducono sensibilmente il loro impegno finanziario, Inghilterra, Francia e noi, paesi che nuotiamo nell’oro, non importa se giallo o nero, siamo lì ad aumentare l’impegno. Sappiamo che il 16 luglio, quando la RAF ha spedito a Gioia del Colle quattro nuovi Tornado, la stampa britannica ha calcolato il maggior onere nella misura di 35.000 sterline/ora e, poichè gli aerei della RAF sono 22, lascio a voi fare di conto. In ogni caso, poiché gli inglesi avevano calcolato in 100 milioni di sterline l’onere previsto per i primi tre mesi ed avendone già speso circa 315 milioni, si deduce che non stanno proprio bene.
Per i sudditi del mini Napoleone d’oltralpe, “Le Figaro” ha calcolato 50 milioni di franchi al mese, il che significa che la Francia ha già speso oltre 200 milioni di euro per nulla, se non per inguaiare gli altri. Del resto basta vedere i costi di qualche singolo arnese di guerra per renderci conto che, forse, ci si sta svenando. Un’ora di volo di un drone (aereo senza pilota) costa circa 6.000 euro mentre un Typhoon ne costa 32.000. Un missile da crociera Tomahawak si avvicina al milione di euro. Con certezza sappiamo che la portaerei Garibaldi, il cacciatorpediniere Andrea Doria, il pattugliatore Borsini e la rifornitrice Etna costano ogni giorno, di solo gasolio, ben 300.000 euro. Il Ministro La Russa  ha stimato l’impegno per i primi tre mesi in 500 milioni di euro, ma forse è stata una cifra al ribasso.
E’ ovvio che anche l’economia libica ne stia risentendo; sembra che ci rimetta circa 3 miliardi di dollari al mese eppure la Libia era un paese la cui economia nel 2010 era cresciuta del 10%. Di certo il 40% di questa cifra dipende dallo stop all’export del petrolio ma ci si dimentica di rilevare che tale stop si riflette inevitabilmente sulla nostra ENI che sta subendo un danno non indifferente. Bene se questo non è autolesionismo non ho altri termini per appellare una situazione simile! Ma in Italia tutti sono concordi nel mantenere l’impegno solo che per questo non è stato mai chiesto nulla ai cittadini (del resto non si può perché escluso dalla nostra carta costituzionale). Ma fa niente, speriamo solo che finisca presto e che tutti si possa aprire gli occhi e non ci si faccia infinocchiare con la favoletta della “democrazia da esportare”.

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