Dopo il successo di “Ti racconto Corsano” dello scorso anno, ritorna questa estate il tentativo di raccontare il Sud con “Ti racconto a Capo”. Ideata e coordinata da Carlo Ciardo e Luciano De Francesco, la manifestazione si propone di riscoprire il Capo di Leuca tramite un progetto che si articola in 4 momenti principali: la Residenza Teatrale diretta da Ippolito Chiarello

(31 luglio – 9 agosto 2011) che ospiterà 16 attori, danzatori e musicisti che svolgeranno un percorso di formazione a Corsano; un reportage video – fotografico (31 luglio – 9 agosto); la seconda edizione della “Fiera  Scincira” con esposizione di prodotti tipici (9 agosto); infine, uno stage con  rappresentazione teatrale de “L’uomo che piantava gli alberi” diretta da Donato Chiarello a Tiggiano (16 agosto – 20 agosto).

Partiamo dal racconto. Quest’anno proponete “Ti racconto.. a Capo”. Come si racconta un luogo?

Carlo: Il luogo si racconta guardando le facce delle persone. Se pensiamo al nostro dialetto, la storia coincide con il racconto: quando gli anziani si rivolgono ai nipoti per raccontare una storia, reale o meno che sia, usano l’espressione: “Te cuntu nu cuntu”. Il racconto e la storia coincidono con la parola “cuntu”. La prima esperienza che abbiamo fatto lo scorso anno è stata segnata da un incontro con gli anziani di Corsano. In un evento conviviale ne incontrammo un gruppo e chiamammo quell’evento “Storie di storia orale”. Erano racconti che, pur se legati a esperienze individuali, costituivano testimonianze preziose su un intero territorio. Quindi descrizioni di esperienze individuali che diventano descrizioni di una comunità e dei luoghi che le ospitano. Da lì, nacque l’idea di trasporre quella serie di racconti in un racconto complessivo. E’ come comporre un puzzle. Eisenhower diceva: “viviamo tutti sotto lo stesso cielo, ma non abbiamo tutti lo stesso orizzonte”. Noi abbiamo cercato di sommare gli orizzonti di più persone, convinti che il risultato sarebbe stato l’orizzonte comune del Capo di Leuca.

E quale orizzonte emerge da questi racconti?

Luciano: Le storie hanno un comune denominatore, pur avendo delle peculiarità che ogni persona o famiglia vive. Sono simili quando si parla di emigrazione, lavoro, povertà, sofferenza, del distacco tra le famiglie ricche e quelle dei contadini. Ogni paese del Capo presenta storie simili in questo senso. Ippolito Chiarello, nella sua Residenza, coinvolgerà alcue famiglie di Corsano che racconteranno delle storie agli attori che le metteranno in scena.

Questo tentativo di raccontare, coinvolgendo anche i giovani, guarda al futuro?

Carlo: Il coinvolgimento dei giovani è necessario, altrimenti non ci sarebbe tradizione. Questa non è altro che la consegna di un elemento del passato che può valere per il futuro. Tradizione deriva da “trado”, consegno. Quindi una generazione consegna a un’altra dei pezzi di storia, come rincorsa verso il futuro.

Quale è l’opportunità che un racconto nell’andare a capo offre?

Luciano: L’idea di fondo è quella di far capire ai cittadini locali e ai viaggiatori viaggianti, cioé il turista che si ferma nei luoghi, quale storia un luogo abbia da raccontare. Noi del capo di Leuca, finibus terrae, abbiamo qualcosa da dire. Perché a capo? Perché i capi, come estrema propaggine di terra, hanno sempre un loro fascino, una loro magia. Ti fermi e rifletti per guardare al futuro : è anche questo il senso dell’andare a capo.

Carlo: Ci ha fatto molto piacere ricevere il messaggio di Andrea Muccioli della comunità di San Patrignano che si è interessato all’evento e ci ha inviato questo messaggio: “Così come voi andate a capo ogni anno, sia perché partite dal capo di Leuca sia perché ricominciate imparando anche dagli errori passati, anche io cerco di far andare a capo i miei ragazzi rispetto alla vita colma di errori che hanno fatto fino al giorno precedente”.

Se il capo da questi discorsi emerge un po’ come simulacro di tutti i Sud del mondo, quali sono gli aspetti comuni a tutti i Sud che voi ci trovate?

Carlo: Sicuramente la luce forte, che porta poi al concetto della controra, cioé lo stato di assopimento nella quale tutti si ritrovano tra le 14 e le 17 nel periodo estivo. In quel momento per strada, in tutti i paesi del Sud, non troverai nessuno. Questo da un lato è indice di qualità della vita, dall’altro lato rischia di divenire un aspetto negativo quando la controra si dilata e diventa un atteggiamento costante rispetto a ogni situazione.

Luciano: L’anno scorso dopo l’esperienza di “Ti racconto Corsano” andai in Sicilia e notai che ci sono somiglianze nella storia, nei tanti eventi che sono successi e che hanno lasciato un segno nella  gente che ci è passata – i cognomi tipici delle nostre zone ci ricordano che siamo stati una Babele di persone –  e nei luoghi che con essa si sono modificati.

In una terra di passaggio come questa, cosa vi spinge a stare qui?

Carlo: Questa è una domanda che mi sono fatto quando sono tornato, avendo studiato fuori. Io ho scelto di tornare perché credo nell’attività che faccio in questa terra.

Luciano: Il mio è un discorso diverso perché ho studiato a Lecce, ci lavoro. L’idea di rimanere è dovuta anche al fatto che bisogna che qualcuno rimanga per far bene, per migliorare tante piccole cose. Non bisogna vivere il Sud in maniera apatica.

Per ulteriori info: www.tiraccontoacapo.it

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