In una mattina più o meno calda d’estate, si possono comprendere tante cose.
Per esempio, dalle parole e dagli sguardi, si può intuire di un litigio, di un innamoramento, di un’acrimonia, di uno slancio represso, di cui, magari, il protagonista si chiede perché.
Non solo. È facile arguire abitudini, modi di fare, conoscenze e amori, per persone e non.

C’è chi, per esempio, ama davvero gli animali e, quando sono in cerca di cibo, di acqua, di affetto, anche solo di un po’ d’ombra, non gli lancia una scarpa, non gli batte le mani per spaventarli, non li caccia insomma, ma li accoglie e loro lo sanno e ti concordano fiducia e affetto. È bellissimo, davvero.
È quello che accadde, appunto, in questa famosa, poco calda, mattina d’estate.
Un cucciolo girovagava per la spiaggia, in cerca di ospitalità e di cibo. Le coccole erano un optional, ma erano, comunque, gradite.
Qualcuno lo cacciò, altri si spaventarono, altri furono indifferenti, aspettando che se ne andasse.
Due persone, invece, lo accolsero: un ragazzo e una ragazza.
Lei lo chiamò, gli offrì affetto, gli dimostrò che poteva fidarsi, così che la seguì, ed ebbe abbondanza di cibo, acqua, ospitalità e carezze.
Lui fece altrettanto, curando, però, di essere bene in vista degli altri, per mostrare quanto fosse buono ed attrarre l’attenzione della persona che gli piaceva e impressionarla favorevolmente.
Dopo aver accolto tutto ciò che gli era stato donato, con molto garbo, il cucciolo si alzò e proseguì il suo cammino.
Qualche ora dopo, gli stessi tipi di richieste, umanità, carità, accoglienza, furono rivolte alle stesse persone da un ragazzo povero.
Chissà perché, in questo caso fu il ragazzo a dover dimostrare che potevano fidarsi, ma, mentre la ragazza gli diede quello che poteva, acqua, cibo e ospitalità, lui no, anzi! Disapprovò quello che lei stava facendo.
Dopo aver ringraziato la ragazza, prendendo la sua mano e accennando un inchino, il suo ospite diresse i suoi passi verso l’altro e, fermatosi ritto innanzi a lui, gli pose una domanda: “Perché?”.
Questi, un po’ disorientato, rimanendo seduto sulla sua spiaggina, replicò fissandolo in volto: “Cosa perché?”.
“Perché ti riesce facile fidarti di un animale, dimostrare compassione verso lui, ma verso un tuo simile no. Perché?”.
“Ma quello è un animale, male che vada può mordere. Io che ne so chi sei e cosa puoi fare? Anzi! Ti tenevo d’occhio. Se le avessi fatto qualcosa sarei intervenuto!”.
“Ti piace vero? Ma sei troppo arrabbiato con lei per parlarle”.
“Che ne sai tu? Poi, non devo rendere conto a te dei fatti miei. Come faccia a conoscerli non lo so. Te li ha raccontati lei?” – mentre lei, da lontano, li osservava.
“No, li so e basta”.
“Vabbè, ora che hai finito, cortesemente, puoi andare?”.
“No, perché le vuoi bene in fondo, ma sei arrabbiato, così come lei ne vuole a te, ma sa che non può chiarire, né avvicinarsi. So che lei è stata sincera col cucciolo e tu lo hai aiutato, si, ma avevi un secondo fine: fare una buona impressione su di lei. Lei che ci rimane male quando dicono qualcosa di brutto su di te, anche se corrisponde al vero, perché non lo ritiene giusto e pensa che queste cose ve le possiate dire, da ambo le parti, solo voi due”.
“Senti, non so chi tu sia, ma adesso ne ho abbastanza!” – ribatté l’altro un tantino seccato e scosso, perché punto sul vivo – “Adesso, per cortesia, vattene! Smamma!”.
“No, non ti permetto di trattarlo così!” – intervenne lei, che, intanto, a passi felpati, si era avvicinata.
“E tu che vuoi?” – rispose lui inquietato.
“Ricordarti che è una persona, un essere umano e va rispettato come tutti. Anche io avevo paura, ma non mi ha fatto nulla”.
“Che ne sai tu di quello che mi sta dicendo?”.
“Dico ad entrambi della sincerità, del cuore, della vera accoglienza, della bontà d’animo, dell’amore, della maturità. Io ero il cucciolo, io sono il povero, io sono colui che vuole vi comprendiate e rasserenate, con sincerità, come ha fatto lei con me, in entrambe le vesti e senza alcun interesse”.
Detto così, sparì, svanendo come nube nell’aria e i due rimasero lì, a fissarsi. Lui seduto di fronte a lei, lei in piedi dinanzi a lui, con gli occhi nei suoi.
Chissà se avrebbero parlato!
Fine
Ogni riferimento a fatti, persone, cose, situazioni, è puramente casuale

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