Dopo che una serie di cittadini e di familiari di vittime a bordo di natanti si è ritrovata con un “pugno di mosche” in mano, a seguito di sinistri o incidenti anche mortali avvenuti in mare per responsabilità del vettore o del natante che li aveva a bordo, secondo Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori

e fondatore dello “Sportello dei Diritti”è giunta l’ora di porre fine al vuoto normativo che perdura nella legislazione italiana, secondo cui per i vettori navali italiani al disopra delle 25 tonnellate, non vi è l’obbligo dell’assicurazione per la responsabilità civile.
In pratica un cittadino che dovesse subire qualsiasi tipo di danno in conseguenza della condotta del vettore nautico, come il caso eclatante della signora Paola Romano sull’aliscafo Siremar diretto a Marettimo nell’ormai lontano agosto 2007 e che è stata oggetto di una puntata di “Mi manda Rai 3” del 1° luglio.
Fà ancora più specie che nel 2011, persino i servizi di traghetto che lo Stato affida in appalto ad alcune società siano spesso sprovvisti di idonea copertura assicurativa proprio perché la legge non la impone.
Per queste ragioni, Giovanni D’Agata s’impegnerà affinché anche sia portata in Parlamento una proposta di legge che introduca l’obbligo di assicurazione per la responsabilità civile a tutti i natanti che battano bandiera italiana e che modifichi l’art. 123 del codice delle assicurazioni private (D.Lgs 209/05) che al comma 2 limita tale obbligo ai soli vettori nautici con stazza non superiore a 25 tonnellate, affinché tutte le vittime ed i loro familiari possano trovare un equo ristoro per i danni patiti.

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