“In pieno terzo millennio si continua a morire di lavoro e di sfruttamento. Il caporalato schiavizza e uccide esseri umani la cui unica colpa è quella di avere un drammatico bisogno di lavorare, a qualunque costo. E quella necessità, questa mattina, ha presentato il suo tragico
conto sulla SS 106 Jonica

Quel pulmino schiantatosi all’alba nei pressi di Chiatona trasportava donne e uomini costretti ad accettare di lavorare senza regole e senza tutele, in totale balia dell’avidità di caporali senza alcuno scrupolo. In queste ore ci stringiamo idealmente attorno ai familiari delle vittime ed ai feriti di questo ennesimo tragico episodio, ma il cordoglio e la solidarietà non possono bastare. Più di trent’anni fa, proprio a pochi chilometri dal luogo di questo incidente, perdevano la vita in circostanze molto simili altre lavoratrici, giovanissime braccianti di Ceglie Messapica, sottoposte all’impietosa legge dello sfruttamento. Nonostante tutto il tempo passato, nulla è cambiato e si continua a morire di caporalato. Risale al 30 maggio 2008 la presentazione della proposta di legge, di cui sono prima firmataria, che oltre a prevedere l’istituzione del reato penale di grave sfruttamento del lavoro, il caporalato appunto, individuava meccanismi efficaci per il suo accertamento. Il Governo invece ha preferito varare una norma decisamente più blanda, quella
inserita nella manovra ferragostana, che pur istituendo il reato ne rende praticamente impossibile l’accertamento, a causa di un meccanismo assurdo, che addossa al lavoratore l’onere di dimostrare le minacce o i ricatti subiti, e degli insostenibili tagli agli ispettorati del lavoro. Adesso basta con ritardi e debolezze. Occorre pugno duro contro lo sfruttamento del lavoro”.

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