Dopo il boom, la commedia all’ italiana cerca nuovi spunti per raccontare ancora l’italiano medio. Gli autori del dopo – boom trovano nella storia, quella antica lo spunto per farlo. In particolare possono essere individuati due filoni particolari: quello medioevalrinascimentale, più farsesco e maccheronico, e quello romanesco-risorgimentale, più chiaramente satirico e anche più ricco

di rimandi inequivocabili al presente. Il filone medioeval – rinascimentale  è in realtà un filone essenzialmente medioevale: anche il rinascimento è raffigurato come un tardo medioevo, e di storia vera non si può parlare, visto che le vicende, per quanto abbondino di riferimenti a fatti storici reali, sono del tutto immaginarie desunte da commedie e novelle d’epoca o inventate di sana pianta  dagli sceneggiatori. Il filone viene inaugurato nel 1965 da due film letterari nelle origini e nelle intenzioni, erotici nei risultati: la Mandragola di Alberto Lattuada, da Machiavelli; e Una Vergine per il principe  di Pasquale Festa Campanile, da un carteggio del cinquecento. Ma a lanciare definitivamente la commedia medioevale sono due film del 1966: l’Arcidiavolo di Ettore Scola  e L’Armata Brancaleone di Mario Monicelli, entrambi confezionati su misura per l’incontenibile Vittorio Gassman. Il film di Scola, lontanamente ispirato a Machiavelli, racconta la storia di un birbante diavolo inviato sulla Terra per seminare zizzanie, come un agente della CIA o del KGB incaricato di tessere una strategia della tensione, non è un film riuscitissimo, ma pullula di allusioni al nostro secolo e contiene almeno una chicca da antologia: la partita di calcio ante litteram.
Ben altra cosa L’Armata Brancaleone, progettato nel 1961 ma realizzato solo 5 anni dopo, a cui va accomunato il seguito Brancaleone alle crociate,(1970 ancora Monicelli), raro caso di numero 2 non inferiore, e forse addirittura superioe al numero 1. I due film raccontano le imprese eroicomiche di un manipolo di poveracci, che non molto diversamente dai “Soliti ignoti”, si imbarcano in imprese più grandi di loro, e alla fine si ritrovano con un pugno di mosche. “Sono impuro, bordellatore, insaziabile, beffeggiatore crapulone, lesto di lengua e di spada, facile al gozzoviglio”- cosi si descrive, non molto distante dalla realtà, Brancaleon cavaliere, arruffato Don Chisciotte norcino che riesce ad esplorare i mondi, accompagnato da una quasi armata e da qualche donnetta infuriata e innamorata. Ma questo cavaliere errante, che piacque anche ai bambini non è soltanto uno sbruffone; l’ingenuità con cui crede in se stesso gli conferisce, insieme ad una statura effettivamente eroica, la temibile forza dei puri di spirito. Nel film ritroviamo un po’ di tutto, elementi realistici, rimandi storici, spacconate cavalleresche, cori che paiono canzoni degli alpini, e specialmente quel linguaggio inventato in cui si fondono il latino maccheronico, il ciociaro, assaggi di vari dialetti italiani,e anche spassosi neologismi oltre alle buffonesche irriverenze contro una Chiesa arrogante  e meschina, non molto diversa da quella dei giorni nostri. Divisi in capitoletti come i Soliti ignoti e La Grande guerra, i Brancaleone     sono ballate tragicomiche su un gruppo di controeroi che si difendono dalle insidie della vita con la solita fisiologica e filosofia a base di sopravvivenza del sesso e quando capita delle grandi mangiate. Alla fine Brancaleone dichiara di avere cento anni , ma non cade nelle braccia della morte; riprende il suo vagabondare solitario fischiettando la propria “sigla”, come un vascello fantasma o un cavaliere inesistente.

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