“Questa vicenda dei braccialetti e’ iniziata male ed e’ finita peggio”. E’ quanto sostiene il sottosegretario al ministero dell’Interno, Alfredo Mantovano intervistato dal ‘Messaggero’ sul ‘flop’ dei braccialetti elettronici per il controllo dei detenuti fuori dal carcere.

“All’inizio e fino al 2007 – ricorda l’esponente del Viminale – i braccialetti non avevano la copertura di tutto il territorio nazionale”. Ora la copertura e’ garantita, “ma non so perche’ i magistrati continuano ad essere scettici sul loro uso. Forse – ipotizza Mantovano – e’ una questione di impostazione culturale”. Ma soprattutto, “la legge italiana ha un limite: per mettere il braccialetto a un detenuto serve il suo consenso e quasi nessun detenuto, ovviamente, lo da’”. Spiega ancora il sottosegretario all’Interno: “La norma e’ stata scritta cosi’ perche’ allora si temeva che le onde magnetiche potessero nuocere alla salute; ma oggi che anche i bambini usano il cellulare, quella norma non ha piu’ senso. Quindi – conclude Mantovano – ci vuole una modifica legislativa: sul braccialetto elettronico va rivisto tutto”.

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