<<La decisione della Giunta Regionale di “programmare” un impegno di risorse liberate sulla vecchia programmazione POR 2000-2006 di 24 milioni di euro alla nostra città per il “completamento della tangenziale est”, è un fatto politico importante che sollecita valutazioni a quanti guardano con interesse e passione al presente e al futuro dell’amministrazione comunale. >> è quanto afferma Carlo Salvemini.

<<Non è mia abitudine girare la testa dall’altra parte per evitare dichiarazioni magari scomode: considero che chi è impegnato nel dibattito pubblico abbia la responsabilità di fare sentire la propria voce anche quando magari sarebbe più prudente il silenzio. Non intendo, quindi, venire meno a questo principio di “cittadinanza attiva”.  E provo a chiarire quello che penso.
Da leccese sarò eventualmente lieto di apprendere che potrebbe trovare definitiva soluzione il saldo delle competenze giudizialmente riconosciute come legittime alla ditta LEADRI per la realizzazione della tangenziale est.  E’ evidente, infatti, che potersi liberare di un macigno finanziario di 24 milioni di euro senza nuovo indebitamento sarebbe una buona notizia: sia per chi oggi amministra la città sia per chi ambisce a farlo dal prossimo anno. Significherebbe infatti che uno dei nodi più grossi che stringono al collo il  bilancio comunale potrà essere sciolto. Altri ne resterebbero,  a conferma che il comune è sempre tecnicamente in dissesto; ma una partita complicata verrebbe  risolta a vantaggio del creditore senza ulteriore danno per la città e il suo bilancio.
Da pugliese – continua – resterei comunque rammaricato di fronte all’eventualità che 24 milioni di euro di risorse comunitarie, destinate a potenziare la dotazione infrastrutturale del nostro territorio con nuovi interventi strategici, possano essere impiegate per saldare “debiti fuori bilancio”  di un comune relativi ad un’opera stradale consegnata sin dal 2004, ossia sette anni fa.   La natura di programmazione per lo sviluppo, attorno alla quale si costruisce l’intera architettura dell’intervento dell’UE per la aree sottosviluppate, verrebbe infatti in questo caso piegata ad una interpretazione meramente contabile e ad una innaturale torsione. Nella quale si considera ancora da completare e strategica non una nuova infrastruttura,  ma le pretese di un creditore comunale pur sancite da pronunciamenti stragiudiziali prodottisi nel tempo
Da italiano che crede nella neutralità delle Istituzioni e dei suoi rappresentanti e  nell’imparzialità della pubblica amministrazione, sono infine colpito da un dibattito che, ancora oggi, tenta di convincere l’opinione pubblica che l’utilizzo di risorse assegnate per legge di programmazione nazionale e comunitarie alla regioni italiane, è  merito del ministro di turno o del clima politico che s’è stabilito tra questi e i governatori.   E che possa essere considerato un successo della “diplomazia politica” l’ottenere quanto eventualmente dovuto.
Sarò magari ingenuamente fuori dal mondo ma ho la speranza che un giorno non troppo lontano questo nostro amato Paese possa avere una classe dirigente che considera l’interesse pubblico una valore non contrattabile secondo “discrezionalità” o “necessità”.

Non resta a questo punto – conclude – che attendere l’esito dell’istruttoria tecnica tra Regione e Ministero per conoscere il finale di questa tormentata vicenda. >>

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