Il mio è un breve viaggio a ritroso nel tempo, di una Lecce ormai sparita, che rivive attraverso i racconti degli anziani con la loro memoria storica, per quanto riguarda i luoghi ed “personaggi illustri” del tempo che fu.
Don Giulio Pampasciulu: vissuto sino agli anni ’50, ostentava un benessere mai conosciuto, atteggiandosi a nobile.

Aveva il vizio del fumo, che appagava con le sigarette da egli stesso accuratamente confezionate con tabacco di cicche raccolte da terra abilmente, adoperando un bastone terminante con uno spillo.
La Giulia: era il soprannome di una donna eccentrica vissuta sino agli anni ’60. Era convinta di essere la fiduciaria del re d’Italia e di tutti i monarchi d’Europa. Raccontava di frequentare il sovrano sabaudo che le affidava diversi miliardi da utilizzare necessariamente per abbellire Lecce, di cui si riteneva custode, tanto da possederne le famose chiavi, custodite gelosamente appese al collo. Si aggirava per la città maledicendo la sua pessima situazione economica, provocata da una causa giudiziaria da lei purtroppo persa.
Sciaquìtti: il piu’ noto gestore di bettola o “putea” della Lecce degli anni ’30. Il suo soprannome gli derivò principalmente dalla sua attività di sciacqua botti. Essendo anche un vinaio, invitava perentoriamente i suoi clienti a sciacquarsi la bocca prima di degustare il suo vino prelibato, molto indicato per pasteggiare durante i vari banchetti in famiglia e con gli amici.
Il Caffè Cervo di Via Templari, caro al ricordo di molti suoi cittadini, dove intere generazioni di leccesi si riunivano di sera o nei giorni di festa a discutere della vita culturale, economica-sociale e politica cittadina.
Il Mercato del pesce di Via Vito Fazzi, luogo di primaria importanza per l’economia leccese di quei tempi.
L’antica Caserma Massa, cara al ricordo di molti, che ha fatto posto dapprima al vasto piazzale dove per anni, durante le feste patronali, sostavano le giostre, per la gioia di grandi e piccini ed odierna sede dell’ampio parcheggio.
Il monumento a Giuseppe Libertini, la’ dove ora sorge il monumento al Milite Ignoto in Piazza Roma, attuale Piazza Italia.
Ed infine Piazza Trecentomila al tempo del Congresso Eucaristico Internazionale nel 1956 che richiamò nell’immenso spazio dell’attuale  Piazza Mazzini ben trecentomila persone, da cui l’altro nome della piazza.

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