Vignetta Massimo DonateoCresce la disoccupazione giovanile in provincia di Lecce. Il rapporto dell’Ufficio studi di Confartigianato, diffuso dall’Osservatorio economico di Lecce, colloca il Salento all’ottavo posto in Italia.
Il tasso di disoccupazione dei giovani under 35 è salito al 29,6 per cento.

Impressiona ancor più il dato riferito ai ragazzi di età compresa tra i 15 e i 24 anni. La percentuale, infatti, raggiunge quasi la metà: il 47,3 per cento è senza lavoro. Si ferma al 23,7 per cento, invece, la percentuale dei giovani disoccupati tra i 25 e i 34 anni.
La provincia di Lecce, purtroppo, ha il «triste» primato in Puglia. Precede Foggia che ha un tasso di disoccupazione al 25,2 (17° posto in Italia). Seguono Brindisi al 23,8 per cento (22°), Taranto con il 23,3 per cento (23°) e, in ultimo, Bari con il 18,6 per cento (34°).
Il tasso medio in Puglia si attesta al 23 per cento. Meglio, comunque, rispetto alle altre regioni del Mezzogiorno dove il tasso è del 25 per cento, pari a 538mila giovani senza lavoro su un totale, in Italia, di un milione e 138mila disoccupati fino a 35 anni. A livello nazionale, la disoccupazione giovanile si attesta al 15,9 per cento. Ancor peggio i ragazzi fino a 24 anni: il tasso di disoccupazione, in questa fascia d’età, è del 29,6 per cento rispetto al 21 della media europea. Tra il 2008 e il 2011, gli occupati sono diminuiti di ben 926mila unità. Un contraccolpo micidiale per il mercato del lavoro.

«La crisi non è ancora passata», commenta il vicepresidente di Confartigianato Imprese Lecce, Maurizio Botrugno. «Ancora oggi ne paghiamo le conseguenze. Ma occorre analizzare bene questi dati, perché se da un lato cresce la disoccupazione, dall’altro è incomprensibile la difficoltà a reperire manodopera nei settori dell’artigianato».
La “ricetta” del vicepresidente per contrastare il fenomeno della disoccupazione è quella di «creare un rapporto più stretto tra la scuola e le aziende per avvicinare i giovani alle attività artigiane».
A suo parere «occorre valorizzare la formazione professionale, rilanciando l’apprendistato quale strumento formativo fondamentale per trasmettere il “saper fare” e per inserire i giovani nel mondo del lavoro. La recente riforma dell’apprendistato», spiega Botrugno, «potrà contribuire a ridurre la distanza tra i giovani e il mondo del lavoro. Da un lato, i ragazzi potranno trovare nuove strade per imparare una professione, dall’altro», conclude, «le imprese potranno formare la manodopera qualificata di cui necessitano».

CONFRONTO REGIONI E PROVINCE
Riguardo alle regioni, la «maglia nera» spetta alla Sicilia, dove la quota di disoccupati è pari al 28 per cento. Seguono la  Campania con il 27,6, la Basilicata con il 26,7, la Sardegna con il 25,2 e la Calabria con il 23,4. Le condizioni migliori si trovano in Trentino Alto Adige dove il tasso di disoccupazione è contenuto al 5,7 per cento. A seguire la Valle d’Aosta con il 7,8,  il Friuli Venezia Giulia con il 9,2, la Lombardia con il 9,3 e il Veneto con il 9,9.
Circa le province italiane, la più «colpita» è Carbonia-Iglesias dove i giovani in cerca di occupazione sono il 38 per cento della forza lavoro. Seguono, a breve distanza, Agrigento (35,8) e Palermo (35,7). La provincia più virtuosa è Bolzano dove il tasso dei giovani senza lavoro è appena del 3,9, seguita da Bergamo con il 5,6, e da Cuneo con il 5,7. Poi, però, le percentuali di disoccupazione si fanno preoccupanti.