Nella provincia di Taranto vi è ancora l’usanza di preparare in alcune particolari occasioni festive, come Natale, Pasqua, le ricorrenze di San Giuseppe e di Sant’Antonio, alcune specie di pani o “dolci cerimoniali”, così denominati perché sono cibi particolari, sia per gli ingredienti usati e per la forma, sia per la ritualità della loro consumazione. Essi si mangiano in segno di devozione per il loro elevato valore simbolico, ma sovente sono anche ritenuti apportatori tipici di benessere fisico e spirituale.

“A trocchele” è un pane dolce pasquale, guarnito con due uova sode che riproduce in maniera rudimentale la troccola in uso nella Settimana Santa durante la processione dei Misteri. Una breve curiosità: la troccola è anche uno strumento in legno finemente lavorato, che opportunamente agitato, produce il caratteristico suono. Quella dell’Addolorata e quella de Misteri si differenziano l’una dall’altra: la prima è nera ed ha quattro maniglie metalliche per produrre il rumore, la seconda invece, è marrone e le maniglie sono sei. Essa sostituisce il suono dei campanelli che generalmente accompagnano tutte le processioni  e sono aboliti in segno di lutto durante la Settimana Santa.
“Lu picurusciu” pure questo un pane dolce pasquale che riproduce fedelmente l’agnello ed  una volta il fidanzato regalava alla sua sposa promessa per ricambiare il regalo da lei ricevuto la Domenica delle Palme.
“A mescetate” è una focaccia morbida ed ovale un tempo consumata per interrompere il digiuno alla vigilia dell’Immacolata; in altri luoghi sempre del tarantino, è conosciuta come “puccia alla vampa”, ovvero cotta alla fiamma.
“U pane de Sand’Andonie”, è un  pane grosso e rotondo, con in rilievo le iniziali del Santo, distribuito per voto dopo la benedizione.
“U taradduzze de Sante Cosme e Attamiane”, una ciambella di pasta azima nel cui foro centrale s’inseriva, arrotolata, una figurina dei Santi, distribuita ai numerosi fedeli che scioglievano voti al Santuario, oppure si consumava sperando di ottenere guarigioni miracolose o per scongiurare il pericolo dei temporali.
Il Salento: paese o città che vai, usanza che trovi!

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