In un abbarbicato villaggio montano, vivevano degli indigeni un po’ strani.
Non avevano mai pensato alla vita fuori dei loro confini, tantomeno gli interessava sapere cosa ci fosse.
Avevano vita, pastorizia, agricoltura, economia autonomi e davvero! Non avevano bisogno di altro.

Fino a quando, un giorno, uno speleologo e un archeologo si trovarono nelle vicinanze della loro ubicazione.
Un tantino sorpresi da quelle presenze, cominciarono a spiarli, su ordine del capo villaggio.
“Secondo te saranno pericolosi?” – chiese il primo al secondo.
“Non mi pare! Sono barbuti e i barbuti, si sa, sono saggi. Sono alti, e questo è buono, perché possono essere più autonomi, per prendere le cose che stanno in alto. Potremmo impiegarli nella raccolta della frutta! Hanno il cappello, perciò non hanno la testa calda, ed anche questo è bene … per cui … si, per me sono innocui!”.
“Allora li potremmo portare da noi! Non correremmo rischi!”.
“Dobbiamo comunque riferire prima al Numero Universale”.
“Giusto, andiamo!”.
Una volta giunti nella sala del trono, dopo essersi fatti annunciare, trovarono una sorpresa.
“Salve! Non ve l’aspettavate, vero?”.
“Ma … che scherzo è questo?” – domandarono i due – “Che significa Numero Universale?”.
“Semplicemente che vi hanno seguito e sono arrivati qui, da me. Una volta intuita la strada hanno proseguito da soli, conoscendo scorciatoie a noi ignote … viviamo sempre chiusi qui! Vi hanno gabbati!”.
“Così avevate capito che vi stavamo osservando!”.
“Si” – asserì Spellmann – “È una strana sensazione quella di essere osservati”.
“L’avverti a pelle, è come se qualcuno ti chiamasse usando lo sguardo, ed è la prova che prima gli uomini comunicavano col pensiero” – proseguì Tombarol.
Dopo essersi presentati, i due chiesero agli indigeni di far visitare loro quello splendido posto, col consenso del sovrano.
“A proposito, qual è il vostro nome?”.
“Ventiquattro e mezzo per due e Cinquanta mezzi. Lieti di conoscervi”.
“Eh? Ma … che nomi sono?” – domandò Spellmann.
“Oh, lo comprenderete vedendo il villaggio. Piuttosto, poi ci insegnerete le scorciatoie che conoscete?”
“Certo, ve le mostreremo con piacere” – completò Tombarol.
Quel posto veramente era singolare! Tutto si basava sui numeri. I frutti, i ruscelli, il bestiame, tutto era designato da un numero indicante il peso, il posto, la lunghezza, l’elenco. I nomi degli abitanti, poi, si basavano sull’età, ed ogni mese veniva indetto un censimento di chi compiva gli anni, ed ogni anno, in base agli anni compiuti, si cambiava nome. Per non incorrere in omonimie, si usavano le operazioni aritmetiche, le funzioni, le operazioni algebriche, tutto lo scibile matematico insomma.
Ciò permetteva di avere sempre tutto sotto controllo, di non creare disordini e di collaborare tutti per il benessere dell’insieme degli abitanti del posto.
“Uao! Il paradiso di chi odia la matematica?” – domandò Spellmann all’amico.
“Così pare! Però! Pensa che scoperta! Si potrebbero organizzare delle gite”.
“E ci sono begli uomini come voi fuori?” – chiesero le donne del posto, fermandoli un minuto.
“Direi più giovani e più belli” – ribatté Spellmann – “Sicuramente, è più facile ricordarne il nome”.
“Ma come fate a vivere senza numeri fuori?” – chiese Ventiquattro e mezzo per due.
“Non è esattamente così. Anche noi li usiamo. Spellmann, per esempio, compie una serie di misurazioni, io dato tutto, l’economia è sicuramente basata sui numeri e abbiamo anche dei giochi miliardari che li utilizzano, solo che non è facile indovinarli”.
“Io credo sia meglio farglielo tastare di persona. In fondo, adesso tocca a noi mantenere la promessa”.
“Possiamo venire anche noi?” – chiesero le donne.
“Per ora, magari, è meglio che vadano solo loro due con i nostri ospiti. Poi, se sarà il caso, provvederemo all’esplorazione collettiva. E poi dobbiamo schematizzare le strade e tante cose. Ci vorranno miliardi di secondi” – spiegò Numero Universale, che passava di lì, per verificare se agli ospiti occorresse qualcosa.
Dopo qualche giorno, i quattro partirono insieme, ma le donne, alle quali non era piaciuta la risposta del loro amministratore, non viste, li seguirono, marcate, a loro volta, dal sovrano, che si era accorto della loro fuga dal regno. Uno dei suoi compiti era contare i sudditi tutti i giorni. Prese dall’entusiasmo, quelle non ci avevano pensato.
Per valli e montagne non si entusiasmarono più di tanto, ma, giunte in città con gli uomini, non sapevano più dove guardare. Abiti, gioielli, luci, ragazzi … parrucchieri!
“Altro che il nostro villaggio!” – esclamò una – “Questa si che è vita!”.
Si diedero a folleggiare in lungo e in largo, senza pensare al pagamento. Avevano sentito dire ad una signora “Metta in conto” e, udito il cognome, ripeterono anch’esse quella frase.
La commessa, tuttavia, non convinta, fece delle verifiche e, appurato che quelle donne non appartenevano al signore citato, chiamò la polizia, che le arrestò. In prigione ricevettero la visita del signore di cui avevano utilizzato il nome, ma solo per far loro una bella ramanzina, come quella ricevuta da sua moglie che, convinta di essere tradita, non gliela perdonò.
“Sai che ti dico?” – disse una all’altra – “Questo posto non è poi così diverso da noi! Prigione là, prigione pure qua!”.
“Ah! È questo che pensate?” – domandò loro Numero Universale, comparendo dinanzi a loro – “Pensavate davvero che non mi sarei accorto della vostra fuga? Su, uscite, torniamo a casa”.
“Ma …”
“Com’è possibile? Semplice! Ho pagato la cauzione. Non dimenticate che anche questa cittadina si basa sui numeri. Solo che da noi non avete bisogno di fare “shopping”, si dice così vero?” – domandò, rivolgendosi al secondino, che annuì.
“Non ne avete bisogno …” – riprese – “Perché da noi tutto è per tutti e non solo per chi ha già. In più, qui ci sono odi, gelosie, reati, malattie per cibi insani. Noi saremo pure un po’ rigidi, ma stiamo molto, molto meglio di questi, che pure hanno dei lati positivi, come il loro sapere, che ho acquistato” – mostrando loro dei libri.
“Come hai fatto? Noi siamo finite in galera, perché tu no?”
“Perché me li sono guadagnati. Ho lavorato dal libraio dove li ho acquistati, nelle ore in cui siete state rinchiuse. Altrimenti, come avrei pagato la cauzione secondo voi?”.
Intanto, Spellmann e Tombarol giravano per le strade, ignari di tutto, con Ventiquattro e mezzo per due e Cinquanta mezzi.
Questi, dopo aver espletato il necessario, vollero vedere anche il superfluo: i giochi di cui gli avevano parlato i loro ospiti. E li vollero anche provare.
Spellmann e Tombarol prestarono loro i soldi necessari per provare, ma ribadirono che era molto difficile vincere.
I due indigeni non si scoraggiarono, al contrario! Messi in guardia, chiesero di osservare le precedenti estrazioni. Si sedettero e le studiarono per bene, dopodiché si decisero a giocare.
Il giorno dopo, in quella ricevitoria, c’era affisso un enorme cartello che diceva: “Qui vinto il jackpot!”: si, i vincitori erano gli indigeni, solo che, poco dopo aver giocato, erano tornati a casa col sovrano e le donne per sistemare il sapere accumulato.
Spellmann e Tombarol, allora, si recarono nuovamente nel loro villaggio, per avvertirli.
Furono subito ricevuti dal sovrano, loro grato per tutto quello che avevano insegnato ai suoi, che mandò subito a chiamare i due ciceroni del villaggio.
Salutatisi con gioia, lo speleologo e l’archeologo dissero, contenti: “Non siete felici? È incredibile! Avete vinto! Quando si dice la fortuna del principiante!”.
“Ma che fortuna e fortuna!” – ribatté Ventiquattro e mezzo per due – “Vero Cinquanta mezzi?”.
“Come no? Abbiamo semplicemente applicato alle precedenti estrazioni un po’ della nostra matematica. Siamo abituati a fare i conti velocemente! È facilissimo, quasi non c’è gusto!”.
“Perché non ci insegnate il sistema che avete usato? Potremmo finanziare tante spedizioni e fare del bene”.
“Perché vi lasciamo la vincita. A noi i soldi non interessano, ma, nel vostro mondo, qualcuno vi farebbe del male per estorcervi denaro e metodi, perché ce n’è più di uno!”.
“E poi …” – aggiunse Numero Universale – “… non c’è per forza bisogno di soldi per fare del bene o per avere ciò che è necessario, è un diritto di tutti!”.
“Una cosa, però, mi piace di voi, oltre al sapere!” – aggiunse – “I nomi! Da oggi anche tutti i miei compagni di villaggio potranno sceglierne uno se vorranno, sarà più semplice e comodo chiamarsi!”.
E tutti scoppiarono a ridere, mentre Ventiquattro e mezzo per due e Cinquanta mezzi dicevano: “Però, è bello dare i numeri!”.
Fine
Ogni riferimento a fatti, persone, situazioni è puramente casuale

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