”Siamo pronti a liberalizzare i servizi pubblici locali, ovviamente senza mettere in discussione la volonta’ popolare espressa nel referendum. Ci sono i margini per un’intesa con le parti sociali, che e’ la condizione per procedere. A dirlo, in un’intervista al Sole 24 Ore, il ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto, il padre della norma

che aveva liberalizzato i servizi pubblici locali e che e’ stata abrogata dall’ultimo referendum. ”Una parte dell’articolo 23-bis e’ recuperabile senza entrare in contrasto con i contenuti del referendum. Ovviamente lasceremo fuori l’acqua che e’ stata l’oggetto specifico della volonta’ referendaria”, spiega Fitto. ”Il regolamento attuativo dell’articolo 23-bis non e’ stato toccato dal referendum. Contiene una serie di norme che possono aiutare gli enti locali che vogliono liberalizzare, fare gare, scegliere al meglio partner per le loro aziende”. Per il ministro occorre recuperare la ”norma di trasparenza che prevedeva l’incompatibilita’ fra gli incarichi politici e la gestione di societa’ controllate dagli enti pubblici, vietando il passaggio immediato dalla politica all’azienda pubblica”. Il punto centrale, sottolinea, e’ ”evitare che queste societa’ controllate dagli enti locali diventino lo strumento con cui l’ente pubblico aggiri oggi norme sulla finanza pubblica e sul pubblico impiego”. Per incentivare le liberalizzazioni, aggiunge, ”stiamo studiando forme di premialita’, sia in termini di ulteriore allentamento dei vincoli del patto di stabilita’, sia in termini di premio di risorse per gli enti locali delle aree svantaggiate”.



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