“Si potrà discutere a lungo ed a ragione sull’opportunità politica di sollecitare il rimborso delle indennità tagliate, ma è ingiustificato chiamare ‘furbetti” i consiglieri regionali che hanno inteso esercitare un diritto soggettivo. Ed è anche ingeneroso, nei confronti di pubblici amministratori democraticamente eletti e giuridicamente legittimati da una sentenza della Corte Costituzionale”.

Il presidente del Consiglio regionale Onofrio Introna interviene in merito all’articolo di un quotidiano pugliese. “Stento a credere che i redattori possano trasformarsi in moderni Sherlock Holmes per acquisire in via riservata quanto sarà reso presto di dominio pubblico in ragione delle leggi sulla trasparenza degli atti amministrativi. Peraltro – aggiunge Introna – da presidente dell’Assemblea sento di dover prendere le distanze da ricostruzioni che appartengono più al gossip che alla politica. Mi sembra anche opportuno segnalare come quanto meno sbrigativa la sintesi cronistica che nel titolo e nel testo dell’articolo fa intendere come clandestina una richiesta maturata legittimamente dagli aventi diritto ed avanzata a termini di legge”.
Il presidente dell’Assemblea rende noto che solo una cinquantina e quindi meno della metà degli oltre cento aventi diritto ha avanzato istanza di rimborsi “e di questi molti si sono poi affrettati e si stanno affrettando a ritirarla. Hanno fatto dietro front, in segno di grande attenzione alla attese dell’opinione pubblica, particolarmente sensibile ad ogni argomento legato ai cosiddetti costi della politica”.
Il problema è di fatto superato, dopo la deliberazione dell’Ufficio consiliare di Presidenza che ha dichiarato non dovuti i rimborsi, sulla base del parere dell’Avvocatura regionale. “È intervenuto il 20 luglio, su mia espressa richiesta – osserva ancora il presidente del Consiglio – da qui la nostra decisione di ritenere non suscettibili di rimborso le indennità tagliate dal 2006 a tutto il 2010”. Sarebbe decorso infatti il termine fissato dall’art. 1 della legge 1034/1971 per impugnare l’atto amministrativo.
“Le domande si sono bloccate – osserva Introna – e molti dei consiglieri hanno ritenuto non necessaria una revoca della propria istanza, riconoscendo fondata la posizione assunta dall’Ufficio di Presidenza”.

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