A Creta il re Minosse aveva chiesto a Dedalo di costruire il labirinto per il Minotauro. Avendolo costruito, e quindi conoscendone la struttura, a Dedalo e suo figlio fu preclusa ogni via di fuga da Creta da parte di Minosse, poiché temeva che ne fossero svelati i segreti.

Per scappare, Dedalo costruì delle ali con delle penne e le attaccò ai loro corpi con la cera. Malgrado gli avvertimenti del padre di non volare troppo alto, Icaro si fece prendere dall’ebbrezza del volo e si avvicinò troppo al sole; il calore fuse la cera, facendolo cadere nel mare dove morì. Il padre arrivò sano e salvo in  Sicilia dove costruì un tempio dedicato ad Apollo, in memoria del figlio Icaro. La tradizione lo porta come esempio di chi tenta di compiere azioni fuori dalla propria portata e senza averne i mezzi sufficienti, tradendo i genitori. (Le metamorfosi di Ovidio 43 a.C.).

Le metamorfosi di Ovidio.
Sono un poema scritto da Publio Ovidio Nasone. Trattasi di un opera in quindici libri che in pratica si può considerare come una delle più importanti forme della mitologia greca e latina. In pratica sono raccontati miti di personaggi, che per vari motivi, sono trasformati in case, animali, con i quali condividono delle caratteristiche, delle passioni. Ad esempio il girasole è la materializzazione secondo la mitologia greca di una donna amante del dio Sole… e così via. In questo libro Ovidio parte dalla creazione dell’universo e passando dalla creazione dell’Uomo ( mito di Prometeo) crea una serie di storie tutte concatenate tra loro, che culmina nella descrizione della nascita di Roma e nella glorificazione di Cesare Ottaviano Augusto (suo protettore), assimilato, per metamorfosi, ad un  Dio.