Ottava tappa del festival itinerante, questa sera in Largo Primo Maggio a Martano. Quattro concerti, uno di seguito all’altro, e quattro gruppi accomunati dal gusto per la ricerca e dalla particolare riproposta del repertorio tradizionale.

Ad aprire la serata del 19 agosto sarà il gruppo Madreterra, nato dalla fusione delle diverse esperienze musicali dei suoi componenti, tutti originari della Grecìa Salentina. Un viaggio attraverso i canti popolari della tradizione, riproposti attraverso un personale arrangiamento, e arricchiti da una ricerca continua di ritmi e musicalità.

Subito dopo, saliranno sul palco i Kalàscima, formazione che ha ormai dieci anni di attività alle spalle. Composto da giovani musicisti che, partiti da Santa Maria del Foggiaro, cuore di Alessano, hanno calcato i palchi di tutta Italia. Definiti musicisti militanti per la loro determinazione a essere schierati e a utilizzare la memoria come arma, sono artefici di una musica vicina alle radici musicali del Salento, ma piena di contaminazioni. Il loro è un folk che passa dalle tarantelle calabresi e garganiche ai canti siciliani, dalle danze irlandesi a quelle balcaniche e klezmer, utilizzando strumenti come le launeddas elettroniche sarde, il tamburello salentino, la zampogna, il bouzouki.

Da anni impegnato nell’esplorazione e nello studio del mondo sonoro del Salento e della Grecìa, il gruppo Ghetonìa ricerca sul palco l’immersione in quella cultura ricca di suoni e tradizioni che ha portato alla nascita della “pizzica”, figlia di antiche feste dionisiache, eredità dell’antica Grecia. La loro musica racconta la quotidianità della vita contadina, storie che parlano d’amore, di allegria, di passione ma anche di commiato e disincanto. I canti sono quelli che accompagnavano il lavoro nei campi, la semina, la pesca.

A chiudere saranno gli Alla Bua, gruppo nato nel ’90 dalle esperienze più tradizionali della cultura musicale salentina: dalle ronde della festa di San Rocco a Torrepaduli alle notti itineranti del canto a Santu Lazzaru, fino alle tipiche feste nelle corti. Alla Bua, che in griko significa “altra cura” o “medicina alternativa”, ispira l’animo e il suono del gruppo. La cura, quella che nel passato si usava contro il morso velenoso del ragno, oggi è rivolta contro la mediocrità della società moderna. Negli ultimi anni il repertorio del gruppo si è arricchito di brani originali composti dagli stessi autori. Lo scorso anno è uscito “Scattuni” che raccoglie tredici brani originali di musica popolare.

CONDIVIDI