“Le 17 operatrici dell’integrazione scolastica, licenziate dalla ASL di Lecce in questi giorni, sono le prime vittime dell’azione demolitrice della destra.” sono le parole di Antonio Maniglio, vice presidente del consiglio della Regione Puglia.

“E’ deprimente constatare che mentre in Puglia, per anni, si è cercata una soluzione per dare stabilità  occupazionale e diritti a chi lavora, a Roma si è lavorato per mettere in mezzo a una strada le lavoratrici.

E non si tratta, si badi, di precari dell’ultima ora, ma di persone che da 15-17 anni svolgono una funzione delicata e importante di sostegno ai bambini diversamente abili.

Proprio per questo, dopo numerose vicissitudini, il Consiglio Regionale votò, nel febbraio 2010, una norma (l’art. 16 della legge 4/2010) con la quale le 17 operatrici venivano stabilizzate con le stesse procedure utilizzate per gli altri 359 addetti all’integrazione scolastica, già stabilizzati con le leggi 40/2007 e 1/2008.

E’ un dato di fatto: il PD e il centrosinistra  hanno spinto per dare una risposta positiva alle domande dei lavoratori, la destra ha deciso di cancellare questi lavoratori.

E’ vero che la Corte Costituzionale ha censurato la norma della Regione Puglia, ma l’assessorato alla sanità aveva trovato una via d’uscita morbida per non licenziare le 17 lavoratrici. L’approvazione, in parlamento, della legge 98/2011 (che si allega) invece è un licenziamento in tronco.

Una scelta indecente: quelli che hanno approvato decine di legge ad personam  non si sono vergognati di votare una legge contra personam, per togliere il lavoro a chi da 17 anni vive da precario.

Ecco perché, – conclude – forse oltre che alla ASL, che al pari della Regione non può più fare nulla, i lavoratori e i sindacati dovrebbero chiedere conto del loro operato ai parlamentari salentini che con leggerezza hanno votato una  norma capestro i cui effetti in provincia di Lecce sono i seguenti: 17  licenziamenti nell’integrazione scolastica, più  altri 46 -riguardanti dirigenti- che si aggiungeranno nelle prossime ore. Le conseguenze sono facilmente prevedibili: meno lavoro, ulteriori disagi per i ragazzi disabili e le loro le famiglie, disservizi nelle scuole e nelle strutture sanitarie. Una cinica prova di pessima politica!”