Grande successo per la mostra, a cura di Alice Devecchi, con sessanta opere del maestro spagnolo e “OltreDalì”, rassegna collaterale a cura di Raffaela Zizzari che proseguiranno sino al 25 settembre. “L’intelligenza senza ambizione è come un uccello senza ali”, cosi affermava il genio Salvador Dalì che, in questi primi giorni d’estate, ha già stregato più di 20mila visitatori.

È la stessa ambizione che anima gli organizzatori della mostra “Dalì il genio” in corso per tutta l’estate al Castello Aragonese di Otranto e che in meno di un mese ha raddoppiato il numero di visitatori (a metà luglio eravamo a quota diecimila) destinato a crescere in vista di agosto, mese in cui il Salento e la città idruntina raggiungono l’apice delle presenze turistiche. Anche la rassegna collaterale “Oltredalì” sta riscuotendo un enorme interesse, molto apprezzata dalle migliaia di persone che hanno potuto ammirare le opere esposte da artisti nazionali. “L’obiettivo di trasformare il Castello Aragonese di Otranto in contenitore d’arte è stato raggiunto, la generosa risposta del pubblico gratifica e alimenta la nostra ambizione e la volontà di migliorare sempre più l’offerta culturale. A breve presenteremo la nostra proposta per il 2012 e auspichiamo che il pubblico ci premi ancora una volta con lo stesso entusiasmo”. Commenta così gli ottimi risultati raggiunti finora Raffaela Zizzari, direttore artistico del Castello, già al lavoro per la definizione del programma per la prossima stagione. Sono ormai tre anni che la Società cooperativa “Sistema Museo di Perugia” e l’Agenzia di Comunicazione “Orione” di Maglie lavorano affinché nel Castello Aragonese il pubblico salentino, composto soprattutto dai turisti durante il periodo estivo, abbia la possibilità di ammirare le opere di grandi artisti che hanno segnato la storia dell’arte degli ultimi secoli. Ricordiamo, infatti, le mostre del 2009 e del 2010 di Mirò e Picasso che hanno registrato complessivamente 90mila presenze. La mostra, aperta sino al 25 settembre (ingresso 6/4 euro) a cura di Alice Devecchi, accoglie sei sculture originali in bronzo, tra le quali “Elefante cosmico” (di grandi dimensioni – h 120 x 90 x 350 cm), e una selezione di 54 incisioni originali, che spaziano nel mondo del surreale per illustrare temi e testi letterari e che ancora una volta testimoniano la grande capacità grafica del maestro spagnolo. Dal clima gotico travasato in surrealismo bianco e nero de “Il Castello di Otranto”, ai colori pallidi delle “Fiabe Giapponesi”, al vuoto di colore della carta lasciata nuda in “Tristano e Isotta”, al nero e oro glitterato degli “Amours Jaunes”, Dalì precipita con la sua gamma espressiva multiforme nel vero Castello Aragonese di Otranto. Lo invade, lo trasforma, semina il panico con il suo ingombrante mistero, proprio come il gigantesco elmo che mette in moto la trama del romanzo di Walpole che l’artista spagnolo illustra in una delle serie di incisioni in mostra. Dalì si muove, agile e rapido come un gatto, tra testi completamente diversi per registro, tono, epoca, con l’unico filo rosso che è l’indubbia riconoscibilità delle sue figurette allungate, delle sue fughe vertiginose di linee, della sua irreprensibile indole provocatoria. Le sculture in bronzo paiono la materializzazione dei personaggi che Dalì dirige nella sua opera grafica, attori che si muovono in scena nonostante le loro articolazioni molli, senz’ossa, raccontando ognuna la sua storia più o meno eroica. “OltreDalì”, invece, è la rassegna collaterale a cura di Raffaela Zizzari, che interagisce omaggiando Dalì, le sue manifestazioni artistiche, gli elementi caratterizzanti di una figura poliedrica come quella del “genio polimorfo”, trasformati e reinterpretati da artisti nazionali. Dai baffi ceramici di Monica Righi alle tele molli di Pasquale Pitardi, dal fuori scala di Marino Ficola alle sedie di Luigi Orione Amato, dalle miniaturistiche illustrazioni di Massimo Pasca ai macro ciottoli di Studio Paladini, dalla seduta bocca di Gufram alle sedute di Romano Alcide Rizzo, dal subreale di Giuseppe Piccioli all’uovo di Raffaela Zizzari e un eccezionale omaggio di Fabio Novembre. È un susseguirsi di emozioni, vibrazioni, stratificazioni, cromatismi e matericità che esaltano il significante del maestro, contribuendo alla comprensione e alla conoscenza di una figura “dalle molte forme” che afferma: “a sei anni volevo diventare cuoco. A dieci Napoleone. Da allora in poi le mie ambizioni sono sempre andate crescendo”.

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