“Da anni ho chiesto al Vaticano di collaborare per conoscere la verità sulla scomparsa di mia sorella, rompendo il muro di omissioni e depistaggi alzato fin dall’inizio su questa nostra tragedia familiare, che purtroppo è diventata anche una indecorosa pagina di storia italiana. Ora chiedo a tutti i cittadini di sostenermi in questa battaglia”.

Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela, la ragazzina scomparsa a Roma nel 1983 e mai più ritrovata, domenica 21 agosto sarà telefonicamente collegato con Gallipoli per presentare il suo libro-denuncia “Mia sorella Emanuela” (edizioni Anordest), scritto con il giornalista del Corriere della sera Fabrizio Peronaci. L’appuntamento è alle 20.30 presso il Chiostro di San Domenico, nell’ambito della rassegna culturale “Ero Nato Sui Mari del Tonno” in omaggio a Vittore Fiore. In questa occasione Pietro Orlandi, in collegamento telefonico diretto, e l’editore Mario Triarico, coordinati dal giornalista Raffaele Polo, annunceranno l’avvio di una campagna di sensibilizzazione senza precedenti nei confronti della Santa Sede, attraverso il coinvolgimento diretto dell’opinione pubblica, per “arrivare finalmente alla verità”. “La nostra speranza – aggiunge Orlandi – è che chi sa qualcosa nelle alte sfere su quanto accadde 28 anni fa finalmente parli. Ritengo sia un dovere morale e, da recenti incontri che ho avuto anche in Vaticano, ho fondato motivo di ritenere che il muro di reticenza stia per sgretolarsi”. Nei giorni scorsi Orlandi e Peronaci hanno annunciato per settembre la nascita di un “Comitato per la verità su Emanuela Orlandi” aperto a semplici cittadini, personalità della cultura e dello spettacolo, esponenti politici e uomini di fede. Nel libro “Mia sorella Emanuela” si punta in particolare sulla pista di Bolzano, secondo la quale la ragazza fu portata in Alto Adige un mese e mezzo dopo il sequestro e da lì in Germania, sulle zone d’ombra nel comportamento dei Servizi segreti italiani (il Sisde entrò nella partita lasciando in alcune chiese romane alcuni macabri messaggi a firma “Phoenix”) e sulle dichiarazioni di Alì Agca, che ha incontrato Pietro Orlandi nel 2010 e ha affermato che il rapimento di Emanuela “fu organizzato dal Vaticano in collaborazione con la Cia e con il Sismi”. “Ci pare un nostro sacrosanto diritto pretendere di sapere cosa è accaduto. Così, preso atto che le indagini non sono mai arrivate a un risultato concreto – aggiunge Orlandi – e che anche la recente pista della banda della Magliana sembra caduta nel dimenticatoio, abbiamo deciso di chiedere il sostegno dell’opinione pubblica. Solo alzando un velo sull’incredibile catena di depistaggi, reticenze e omissioni si potrà fare luce su questo intrigo che, per meschini giochi di potere e inaccettabili ragioni di Stato, ha distrutto la mia famiglia”. Già lo scorso anno, come rivelato nel libro, Pietro aveva inviato una lettera privata a papa Benedetto XVI per chiedere “collaborazione” al Vaticano. “Non avendo avuto risposta – incalza il fratello della ragazzina scomparsa – negli ultimi tempi abbiamo intensificato gli appelli”. Domani ad Amatrice, l’annuncio della nuova iniziativa. “Il popolo del web, soprattutto i tanti giovani che mi scrivono cercando di capire cosa è accaduto a Emanuela – conclude Pietro Orlandi – è per me di grande conforto e sostegno in questa battaglia”.

 

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