La riduzione del pescato nel Mediterraneo è una triste realtà – afferma Giovanni D’Agata – che ha costretto il governo ad adottare un provvedimento di blocco temporaneo delle attività di pesca nei nostri mari che entrerà in vigore da oggi 1 agosto e fino al 30 settembre nel mar Adriatico, da Trieste al Sud della Puglia, per poi proseguire dal 1 al 29 ottobre nello Ionio e nel Tirreno.

Si tratta di un atto quasi dovuto perché da tempo i biologi marini che hanno studiato il fenomeno, hanno denunciato il progressivo depauperamento degli stock ittici nei nostri mari che ha portato ad un vero e proprio crollo del pescato pari, secondo le credibili stime di alcune associazioni di categoria ad un – 50 %, perché probabilmente solo attraverso un fermo così prolungato si potrà garantire un congruo ripopolamento che altrimenti non sarebbe possibile se la pesca fosse effettuata durante tutto l’anno solare.
Secondo alcuni osservatori, però se da una parte il blocco della pesca costituisce un provvedimento indifferibile e necessario per tutelare i nostri mari ed il settore ittico, dall’altra vi è da puntualizzare che con i pescherecci fermi nei porti del mare Adriatico, viene meno anche il suo pescato che rappresenta circa la metà della produzione nazionale, con l’ovvia conseguenza che gran parte del pesce che troviamo sulle nostre tavole o nei ristoranti nel periodo clou dell’estate sarà d’origine estera e perciò molto spesso congelato, se non proviene dai restanti mari italiani non soggetti a fermo come il Tirreno, lo Ionio o le Isole.
Tra le specie che saremo costretti a mangiare troveremo il pangasio del Mekong spacciato al posto della cernia, il polpo del Vietnam venduto come nostrano, i gamberetti del Mozambico e cinesi, ma anche l’halibut atlantico al posto delle sogliole.
Una vera e propria invasione di specie aliene, rileva Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, che dichiara espressamente di sostenere la richiesta della Coldiretti ImpresaPesca, affinché sia esteso per legge l’obbligo dell’etichetta d’origine, già vigente per il prodotto che si acquista nelle pescherie o direttamente dagli imprenditori, anche ai menu della ristorazione.
L’idea di una vera e propria “carta del pesce”, con l’indicazione del luogo di pesca sin quando arriva sulla tavola rappresenta una garanzia di qualità e uno strumento per la tutela della salute e della sicurezza alimentare dei cittadini.

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