E’ la presa di coscienza dei diritti sindacali e dell’esigenza di liberarsi dalla loro condizione di sfruttati ai limiti della riduzione in schiavitù, che ha spinto gli immigrati, ospiti della Masseria Boncuri, ad intraprendere, ad oltranza, una sorta di “sciopero” per dire basta a paghe da fame ed ai “caporali”. Cosi’ la Flai Cgil di Lecce spiega i motivi della protesta dei lavoratori stagionali immigrati che da due giorni hanno bloccato la raccolta dei pomodori a Nardo’.

La protesta e’ nata subito dopo l’assemblea sindacale tenutasi sabato sera presso la masseria, con la Flai e la CGIL Provinciale di Lecce. Gli immigrati chiedono il rispetto della paga sindacale, tra i 6 e i 10 euro a cassone di pomodori, mentre ora per riempire un cassone di 100 chili vengono pagati 3,5 euro. In piu’ alla fine della giornata il ‘capo nero’ che li ha chiamati a lavorare esige 3 euro piu’ 5 euro per il trasporto”. Una giornata di oltre 10 ore di lavoro sotto il sole, dunque, frutta loro meno di 20 euro. ”Sono tutti vittime del ‘caporale etnico’ o nostrano – spiegano Giuseppe Deleonardis e Antonio Gagliardi, rispettivamente segretari della Flai Cgil Puglia e Lecce – che riscuotono il pizzo da parte dei lavoratori, per il semplice fatto di averli chiamati a prestare lavoro, quindi perpetrando un ricatto e un reato”. Grazie al lavoro sinergico tra il sindacato e l’Associazione di volontariato “Finis Terrae”, che gestisce il campo anche questa sera alle 20 è prevista un’assemblea all’interno della masseria, per proseguire la protesta. Il caporalato, spiega ancora la Cgil ”è, infatti un fenomeno inafferrabile, che vive di clandestinità, che in parte si autoalimenta, e per tali ragioni è necessario combatterlo attraverso una legislazione adeguata, a partire dal disegno di legge presentato da un gruppo di senatori prima firmataria la senatrice pugliese Colomba Mongiello per rendere il caporalato, reato penale”. Ma e’ necessario anche, prosegue il sindacato ”portare avanti la lotta al lavoro nero, a tutte le forme di illegalità ed al sistema di impunità fortemente presenti nel sistema, introducendo norme trasparenti in materia di incontro tra domanda e offerta di lavoro quali le liste di prenotazione. Inoltre, va intensificata l’azione di contrasto al lavoro nero ed irregolare da parte degli organi ispettivi con azioni mirate in campo e che prevedano azioni sinergiche repressive e intervento con revoca sui finanziamenti pubblici e agevolazioni contributive”.

“Gli eventi delle ultime ore rendono opportuna, se non doverosa, la richiesta di incontro per esaminare l’intera vicenda dei lavoratori immigrati stagionali dapprima impiegati nella raccolta delle angurie e, oggi, del pomodoro”. E’ questo in sintesi – informa la Regione Puglia – il contenuto della nota che l’assessore regionale al Welfare, Elena Gentile, ha inviato al prefetto di Lecce, Mario Tafaro, chiedendo di fissare, in ”tempi brevi’, un incontro alla presenza delle organizzazioni sindacali dei lavoratori. ”Queste ultime tra l’altro – ricorda l’assessore – hanno gia’ chiesto la convocazione urgente del Consiglio per l’immigrazione ritenendo condivisibile l’esigenza di fare chiarezza, anche rispetto agli impegni assunti dalla filiera istituzionale”. ”Questo – conclude Gentile – non solo per rendere migliori le condizioni di vita, ma anche, e conseguentemente, per rendere esigibile il diritto ad un lavoro regolare”.

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