“Per noi non ci sono alibi che possano giustificare la negazione ai diritti e alla dignità delle persone. Neanche la crisi”. Così l’assessore alle Risorse agroalimentari della Regione Puglia Dario Stefàno che oggi a Nardò con la collega al Welfare-Lavoro Elena Gentile ha incontrato nella masseria Boncuri alcuni braccianti immigrati, protagonisti della protesta in atto in questi giorni, insieme agli operatori delle associazioni di volontariato. 

“Il brand Puglia – ha aggiunto Stefàno – deve essere sinonimo in tutto il mondo di qualità non solo dei suoi prodotti ma anche del lavoro che produce. Per fortuna il sistema Puglia è per larga parte improntato alla legalità anche nei rapporti di lavoro, occorre debellare queste sacche che ancora sopravvivono, forse anche grazie ad una certa leggerezza nel considerare affidabile chi poi in realtà si rivela essere un aguzzino”.

Gli assessori hanno apprezzato l’opera encomiabile svolta dai volontari “un’esperienza avviata già da qualche anno e che – sottolinea Stefàno – va certamente proseguita e migliorata, anche cogliendo la opportunità di un bando regionale già aperto, al quale possono accedere i Piani di Zona, che rende immediatamente disponibili risorse (circa 700mila euro) per migliorare il sistema dell’accoglienza e della logistica. Risorse che si vanno ad aggiungere a quelle stanziate anche quest’anno dalla Regione Puglia”.

“Ma la sfida vera – sottolinea Stefàno dopo aver ascoltato il racconto dei giovani immigrati – è quella di debellare il caporalato, strumento di intermediazione parassitaria che lucra sulla fatica di questi poveri uomini,  facendo intascare 5 volte il guadagno dei lavoratori”.
Ma come? Tre le direzioni da seguire, secondo l’assessore Stefàno: “La prima è la denuncia, così come coraggiosamente fatto quest’anno. La seconda è la vigilanza severa, da parte degli enti preposti Ispettorato del Lavoro in primis, insieme alle Forze dell’Ordine, per perseguire gli autori dei reati”.

“La terza direzione – prosegue Stefàno – che ci deve vedere tutti impegnati, istituzioni e parti sociali, è quella di dare continuità al lavoro avviato, col contributo essenziale delle associazioni di categoria dei produttori agricoli, che recuperi alle istituzioni territoriali un ruolo di riferimento anche per i migranti in cerca di occupazione. Una traccia che acceleri il processo di maturazione, anche culturale, e che faccia emergere l’evidenza dei vantaggi derivanti anche in termini di efficienze produttive se si restituisce dignità e diritti ai lavoratori. Utile, allora, può essere lavorare alla individuazione di strumenti che possono sottrarre ai caporali la “funzione” di fornitori di manodopera, necessaria comunque al sistema produttivo che spesso paga oneri assai più onerosi di quelli che giungono concretamente nelle tasche dei lavoratori immigrati ”.

ATTENZIONE: i commenti non sono moderati dalla redazione, che non se ne assume la responsabilità. Ogni utente risponderà del contenuto delle proprie affermazioni.