“A Lecce… dove il bianco predomina e il sole abbaglia, le ombre di talune vie strette e contorte hanno tonalità quasi violacee, e a me… è parso di ritrovarle nella voce di Schipa, che del viola aveva i riflessi smorzati, discreti e malinconici.

E lo stile di Schipa? Esiste un termine di raffronto immediato: le trine e i merletti delle chiese barocche di Lecce, spiegati in mille rivoli spumeggianti da una fantasia inesauribile ma meticolosa e paziente”. Così Rodolfo Celletti nel 1957 stigmatizza la cifra estetica della città di Lecce impressa nella vocalità di Schipa e riconduce alle vestigia della civiltà greca nel Salento “la sottilissima immaginosa dialettica (dell’artista), quel suo modo inimitabile di portare sentimenti ed idee ad un grado estremo di precisazione, quel suo sillabar cantando che dà volume, concretezza e rilievo persino ai punti e alle virgole. – Ed ancora – il timbro esotico, la spontanea adesione ad un canto gorgheggiante e rabescato, di evidente origine moresca e gli abbandoni struggenti e sensuali” egli ritiene derivargli dall’influsso della lunga dominazione spagnola sulla nostra regione. Civiltà e culture passate sembrano rivivere una sorprendente corrispondenza nell’arte di Schipa incarnata in maniera ideale nell’identità estetica e storica del luogo – Lecce.

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