Uno sguardo internazionale per capire che le iscrizioni nazionali sono in calo: le immatricolazioni universitarie in Italia continuano a calare e i nostri atenei sono rappresentati nelle classifiche internazionali soltanto considerando le prime 200 posizioni (dati ISTAT).

Una brutta storia se si prende in esame la Strategia Europa 2020, secondo cui il 40% dei 30-34enni dovrà avere un’istruzione universitaria o equivalente a questa.  Attualmente la media Ue è pari al 32,2%  e 10 nazioni, tra cui Francia e Inghilterra, hanno gia’ superato il livello atteso.
Le previsioni del Piano nazionale delle riforme fissano l’obiettivo per l’Italia tra il 26 e il 27%, con un incremento atteso di circa 7 punti percentuali rispetto al valore attuale che è del 19,8 %,  in linea con la tendenza media degli ultimi 6 anni.

A far incrementare i punti percentuali sono le donne, che ormai sono di gran lunga superiori ai laureati uomini: 24,2% di laureate contro il 15,5% dei coetani tra i 30-34 anni.
Le differenze si notano anche a livello territoriale. Le regioni centrali si collocano nelle migliori posizioni: nel Lazio, nelle marche e nell’Umbria, più di un giovane si 4 è laureato.
Le regioni del mezzogiorno si collocano nelle peggiori posizioni, in particolare Puglia, Campania e Sicilia. Ma anche Veneto e Friuli-Venezia Giulia si collocano al di sotto della media nazionale.
Un nuovo anno accademico sta per iniziare. Magari qualcosa inizierà a  cambiare.

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