“Voglio sottoporre all’ attenzione della Giunta regionale ed in particolare dell’Assessore al Bilancio, Michele Pelillo la questione oramai scottante che riguarda il Nuovo Centro Termale di Santa Cesarea Terme, un’opera faraonica realizzata e terminata diversi anni fa, ma ancora non entrata in funzione.”

Lo comunica in una nota il Consigliere regionale Pdl, Mario Vadrucci. “Si tratta di un’opera che è costata 39 miliardi di lire, circa 19 milioni di euro di oggi, ma che tutt’ora langue nell’ incuria e nell’ abbandono, configurandosi come uno dei più grossi sprechi di denaro pubblico nel Salento. Questo immobile di gran pregio doveva essere destinato ad un turismo termale di qualità e volano di enorme sviluppo economico non solo per il comune di Santa Cesarea ma per tutta la penisola salentina.
Il progetto fu approvato dal comune di Santa Cesarea terme nel 1988. I lavori iniziarono nel 1989 con fondi provenienti dalla legge 64 del 1966 sugli interventi straordinari nel mezzogiorno. Un iter molto travagliato, terminato nel 2001. Fra il 2001 ed il 2005, il Nuovo Centro Termale rimane abbandonato a se stesso e preda dei vandali. Nell’ agosto del 2005, l’allora Presidente della Provincia di Lecce, Giovanni Pellegrino, nominato dalla Regione Puglia Amministratore unico della società ‘Terme di Santa Cesarea S.p.A.’, propone una soluzione in base all’ accordo di programma dei poli turistici integrati tra Terme, Ministero delle Attività Produttive, Regione Puglia e Comune di Santa Cesarea Terme che stanziano complessivamente 17 milioni di euro. Il Comune, nell’ambito dell’accordo, cede in uso l’immobile alla società Terme, oltre a 3 milioni di euro, altri 3 milioni vengono stanziati dalla Regione, 5 milioni dal Ministero ed il resto avrebbe dovuto aggiungerli la società Termale con mutuo da accendere presso istituti finanziari.
Con la sottoscrizione del contratto di concessione in uso, la società Terme spa, sin dall’agosto del 2005, si impegna a mettere la guardiania a tutela dell’immobile da atti vandalici. Nel 2006, viene sottoscritto l’accordo di programma tra il Ministero Attività Produttive e le Terme di Santa Cesarea. Nel 2007, i lavori stanno per partire quando interviene la magistratura e mette sotto sequestro tutta la struttura per una presunta truffa ai danni dello stato. Nel 2008, la struttura viene dissequestrata ma la società Terme di Santa Cesarea, con atto unilaterale, rinuncia all’accordo di programma sottoscritto con il Ministero rendendo vani, conseguentemente, tutti gli sforzi e gli accordi sottoscritti, finalizzati alla messa in funzione del Nuovo Centro Termale ed al rilancio dell’ economia del territorio.
Nel febbraio del 2010,  la trasmissione televisiva ‘L’Indiano’ di Telerama ha riacceso i riflettori su questo caso di rilevanza sovracomunale.
Per il momento la vicenda giudiziaria si è conclusa con un’ archiviazione. Intanto Comune e Regione hanno versato nelle casse della società circa 6 milioni di euro che dovevano essere spesi anche e soprattutto per la messa in funzione del Nuovo Centro Termale. Il Comune, per far fronte all’aumento di capitale, con il versamento di 3 milioni di euro si è indebitato a tal punto che ha rischiato il tracollo finanziario.
Il sindaco di Santa Cesarea Terme, Daniele Cretì si è più volte dichiarato disponibile ad accettare la volontà della Regione di procedere alla privatizzazione della società termale anche sottoscrivendo la modifica dello statuto che, per certe decisioni strategiche, prevede il voto positivo della maggioranza qualificata. Ha però posto delle condizioni che, a mio parere, non sono peregrine, e cioè è disponibile a sottoscrivere la modifica dello statuto della società onde procedere ad una privatizzazione appetibile a condizione che contemporaneamente venga affrontata e risolta la questione del Nuovo Centro Termale che ancora oggi, anche se in uso alle Terme, versa in un totale stato di abbandono.
Io credo che la Regione debba assumere un formale impegno istituzionale per la risoluzione di questo problema non più differibile in quanto, a mio parere, è necessario ultimare quanto originariamente era nelle nobili intenzioni dei proponenti, e cioè vedere rinascere una struttura, realizzata con fondi pubblici e quindi dei cittadini, per farla diventare un centro d’eccellenza per l’intero Salento”.

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