Foto Daniele TorselloSono passati già dieci anni dal tragico evento che ha sconvolto il mondo, ma nonostante il decorso del tempo sembra che l’attentato continui a mietere vittime.

Secondo uno studio pubblicato dalla prestigiosa rivista medica “The Lancet” altre conseguenze negative avrebbe causato l’attacco tra le quali vengono inclusi anche i carcinomi conseguenti all’esposizione alla nube tossica sollevata dal crollo delle Torri Gemelle. Tra le persone maggiormente coinvolte, inevitabilmente vi sono i vigili del fuoco, oggi icona dell’eroismo per tutta la popolazione americana e non solo.
In seguito all’attacco, oltre ai due grattacieli, furono distrutti oltre 50mila computer contenenti sostanze fortemente cancerogene che si polverizzarono nell’aria circostante, liberando nell’atmosfera la loro tossicità. Se a subirne le conseguenze è stata, in generale, tutta la popolazione della città – di recente è stato stimato che l’influenza nociva sia arrivata a toccare il New Jersey – i danni peggiori, secondo quanto pubblicato su “The Lancet” – la più attendibile ricerca condotta fino a oggi in materia – sono stati subiti dai vigili del fuoco che parteciparono ai soccorsi al World Trade Center con il 19% di probabilità in più di ammalarsi di tumore rispetto ai colleghi che furono esclusi dalle operazioni.
La ricerca è stata realizzata dallo stesso celeberrimo “New York Fire Department” che ha preso in analisi un campione di quasi 10mila pompieri, con precisione 9.853, e i risultati hanno confermato un aumento del pericolo di tumori di qualsiasi tipo che lungi dal voler essere un vero e proprio allarme di una’epidemia è solo l’attestazione di un maggior rischio di poter contrarre malattie gravi.
Un altro studio, condotto dalla Scuola di medicina Mount Sinaï di New York, ha stabilito, infatti, che tra i pompieri che lavorarono nel 2011 dopo l’attentato presso il World Trade Center il 28% soffre d’asma, il 42% di sinusite, il 39% di reflusso gastro-esofageo. Ancora, quasi la metà di loro ha capacità respiratorie compromesse, il 28% soffre di depressione, il 32% di stress post-traumatico e il 21% di panico.
E se in America tale studio ha già aperto un serio dibattito sull’indennizzabilità delle patologie per chi si espose alla nube post attentato, tant’è che si discute per un’estensione della tabella delle malattie risarcibili con il fondo (“September 11th Victim Compensation Fund”), creato dal governo federale per il trattamento, il risarcimento e il monitoraggio di chi soffre di problemi di salute in conseguenza di Ground Zero – che però esclude ancora i tumori dalle patologie indennizzabili -, anche perché per ora la scienza ufficiale ha escluso nessi tra attentato e neoplasie o cancri, vi è da dire che anche in Italia i Vigili del Fuoco, sono esposti, specie nella stagione estiva, ma non solo, all’esposizione a fumi che troppo spesso hanno contenuto tossico, ma non ci risulta che le tutele predisposte siano adeguate rispetto allo straordinario e pericoloso lavoro che quotidianamente svolgono.
Per Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, a prescindere che non risultano studi ufficiali sull’incidenza di malattie conseguenti all’esposizione a sostanze e fumi tossici per questa specifica categoria professionale è opportuno che anche in Italia si apra un serio dibattito per garantire a quest’indispensabile forza di polizia tutte le più ampie garanzie in primo luogo a livello di profilassi per evitare che l’esposizione a sostanze tossiche non crei danni permanenti o futuri a questi nostri eroi di tutti i giorni.

 

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