Con l’entrata in guerra nel 1915, al fianco delle potenze dell’Intesa, l’espansionismo italiano in direzione dei Balcani fu subito manifesto, infatti la Regia Marina fu incaricata dal governo di creare un blocco navale fra Brindisi e Corfù, approfittando anche del controllo su Valona, già attuato in precedenza.

Scopo di tale blocco era quello di impedire alla marina austriaca l’accesso al Mediterraneo. L’impresa fu sostenuta anche dagli alleati Inglesi e Francesi. Anche se in realtà il blocco si dimostrò efficace nell’impedire il transito delle navi di superficie, ebbe scarso successo nei confronti dei sommergibili. Fra il 1917 ed il 1918, le marine australiane e statunitensi, con i loro rinforzi, avrebbero portato la forza del blocco a 35 cacciatorpediniere, 52 pescherecci e più di un centinaio di altri vascelli, tuttavia fu solo nell’ultimo periodo di guerra che la barriera fu efficace, quando fu concluso lo sbarramento operato con boe e reti che attraversavano l’intero Canale d’Otranto. All’inizio fu disposta un’intera flotta di pescherecci da strascico, muniti di particolari reti di acciaio, capaci di bloccare i sommergibili o quanto meno di rivelarne la presenza. Unità di supporto, quali cacciatorpediniere ed alcuni velivoli per l’osservazione, completavano lo schieramento. In realtà, durante l’intero conflitto, soltanto un sottomarino rimase intrappolato nel dispositivo.
Gli Austriaci tentarono più volte di forzare il blocco, con operazioni condotte in prevalenza di notte, per la precisione furono effettuati cinque tentativi nel 1915, nove l’anno successivo e dieci nel 1917, tuttavia l’operazione più importante fu quella condotta nella notte fra il 14 ed il 15 maggio 1917, quando una flotta comandata dall’ammiraglio Miklòs Horthy (nella foto), composta dagli  incrociatori Novara, Helgoland e Saida, dai cacciatorpediniere Csepel e Balaton, nonché da tre sommergibili, colpirono ed affondarono tre dei pescherecci posti a difesa della barriera. Gli Austriaci avevano simulato, in prima battuta, un’offensiva in direzione delle coste albanesi come diversivo, per confondere il nemico. All’allarme, immediatamente partirono da Brindisi gli incrociatori britannici Dartmouth e Bristol, supportati da alcune cacciatorpediniere italiane e francesi, nonché dall’esploratore italiano Marsala, al comando del contrammiraglio Alfredo Acton. Ebbe inizio così inizio la Battaglia del Canale di Otranto.
Un primo gruppo di navi, facente capo al Mirabello, si portò nella zona meridionale del blocco, mentre gli incrociatori britannici, supportati dai cacciatorpediniere italiani Mosto, Pilo, Schiaffino, Acerbi, e l’esploratore leggero Aquila, si diressero a nord, nel tentativo di tagliare la ritirata agli incrociatori austriaci, mentre l’esploratore Marsala ed una flottiglia, composta dalle cacciatorpediniere Insidioso, Indomito ed Impavido, appoggiavano la manovra. Il primo gruppo di navi attaccò la flotta austriaca intorno alle 7,00 del mattino ma fu arrestato dalla violenza delle cannonate del nemico. Sull’altro fronte, alle 7,45 cominciava lo scontro e l’Aquila veniva colpita nelle caldaie da un colpo partito dalla Csepel. La reazione non si fece attendere, gli incrociatori inglesi colpirono prima la Saida, infiggendole seri danni, quindi il Novara, sul quale era imbarcato il comandante austriaco che rimase gravemente ferito. Intanto nuove forze austriache uscirono dalla base di Cattaro, in soccorso navi colpite mentre, nonostante fosse stata colpita, la Saida trainava il Novara nel porto. Un siluro partito da un sommergibile austriaco, intanto, colpiva in pieno il Dartmouth, costringendolo a rientrare a Brindisi in anticipo.
Terminava cosi la Battaglia del Canale d’Otranto, in realtà senza vincitori né vinti, anche se, considerando il fatto che ancora una volta il tentativo austriaco di forzare il blocco era fallito, è possibile considerarlo un successo dell’Intesa. Per la cronaca, il giorno prima dello scontro, un sommergibile austriaco aveva sistemato una mina davanti all’ingresso del porto di Brindisi ed il cacciatorpediniere francese Boutefeu, incaricato di inseguirlo, aveva urtato la stessa mina saltando in aria con tutto l’equipaggio.

Cosimo Enrico Marseglia

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