Una notte, nel 1585, la Madonna comparve ad un giovane orefice, Francesco De Marillis, informandolo che la sua sacra immagine era seppellita in campagna tra tante bruttezze e incoraggiandolo a voler eliminare quel letame ed altre cose immonde perché per l’avvenire, quel luogo così avvilente e sporco, si trasformasse in  una casa d’Orazione

dove i fedeli si potessero recare per intercedere, tramite la Vergine, ogni grazia a loro favore. In quello stesso luogo, inoltre, avrebbe trovato una lampada accesa.
Il giorno seguente il giovane si recò nel luogo consigliato, e trovò ciò che la Vergine gli aveva detto e lì fu eretta una piccola cappella con il contributo di molti fedeli. Tra i numerosi infermi, si recò alla cappella, implorando la grazia Maria Raimondo, una donna paralizzata a causa di una grave forma di artrite deformante, che davanti all’affresco della Vergine con il Bambino, fece voto che se avesse ricevuto la grazia richiesta, avrebbe servito per tutta la sua vita questa chiesa. Le apparve di notte la Madonna che la esortò ad alzarsi e camminare: tutto questo si avverò.
Per questo miracolo accaduto il 7 agosto 1585 ed altri successivi fu edificata l’attuale chiesa la cui costruzione cominciò nel 1585, su disegno del monaco teatino Michele Coluzio, concludendosi nel 1590. Dell’affresco, risalente al 1300, non si conosce l’autore che probabilmente era un monaco basiliano e tale sacra immagine è a tutt’oggi esistente e si trova nell’altare a sinistra dell’altare maggiore.
Nel 1606 fu elevata a parrocchia. La Chiesa di Santa Maria della Grazia, la cui facciata è in stile barocco, monumento di arte e fede della comunità leccese, s’innalza, nel cuore della città, sui resti del famoso anfiteatro romano. L’armonioso portale che si apre al centro della grande scalinata è sormontato da un piccolo timpano con l’immagine della Vergine con il Bambino ed angioletti e fra le colonne sono scavate quattro nicchie con due sole statue raffiguranti i Santi Pietro e Paolo. L’interno della chiesa è a croce latina ed un tempo vi erano quattro altari nella navata e due nel transetto, tra cui quello della Vergine del Rosario, primo altare a destra, dell’Assunta, primo altare a sinistra e quelli non più esistenti di San Giovanni Battista dei Fiorentini, secondo altare a destra, di San Carlo Borromeo, secondo altare a sinistra e quello della titolare, a sinistra nel transetto.
Nel transetto a destra, possiamo ammirare l’altare del Crocifisso realizzato in legno da Vespasiano Genuino scultore gallipolino ed autore del meraviglioso soffitto in noce a lacunari intagliati dove scolpì in rilievo la “Vergine della Grazia” nella navata e l”Incoronazione della Vergine” nel transetto.
Entrando in chiesa, dopo aver percorso tutta la navata principale, si può osservare il maestoso nuovo organo meccanico a canne, la cui lucida verticalità degli elementi, inseriti in una calda cornice di legno di noce, cattura subito lo sguardo. Costruito dalla Casa G. Pinchi dietro iniziativa del Sacerdote Prof. Don Gaetano Quarta, rettore di questa chiesa per molti anni e prematuramente scomparso, è stato inaugurato il 4 febbraio 1983 e da quel giorno si può ascoltare l’eterna commovente melodia, delle 1300 canne, la cui sonorità si articola nelle policrome combinazioni dei 21 registri di cui dispone.
Nella navata, sulla sinistra, vi è una stupenda statua vestita della Madonna Immacolata nel cui onore l’ 8 dicembre di ogni anno, vi sono solenni  festeggiamenti religiosi promossi dall’Arciconfraternita di Maria SS. Immacolata che ha proprio sede in questa chiesa ed ai lati dell’ingresso principale vi sono due pile per l’acqua benedetta in marmo di Verona, donate nel 1600 dalla nobile famiglia Paladini, come risulta pure essere stata donata una tela, di scuola lombarda, raffigurante San Carlo Borromeo, di cui si afferma essere il volto vero del santo. Inoltre, vi sono da ammirare alcune tele preziose raffiguranti l’Assunta, l’Adorazione dei pastori e l’Arcangelo Michele: tutte opere del noto pittore e sacerdote Oronzo Tiso, nato a Lecce nel 1726. Sovrasta l’altare maggiore la pala della “Presentazione della Vergine al tempio” proveniente dal non più esistente convento di Santa Maria del Tempio.

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