Daniele Gravili, oggi, avrebbe avuto 22 anni. Li avrebbe compiuti ad aprile se qualcuno, 19 anni fa, il 12 settembre del 1992, non avesse violato la sua innocenza, la sua purezza, il suo corpo, per poi decidere di ucciderlo, soffocandolo nella sabbia di una spiaggia di Torre Chianca.

Non ci riuscì. Daniele aveva solo 3 anni e mezzo, si era appena affacciato alla vita. Ad essa voleva restarci legato. Quando un bambino lo trovò,  con la testa nella sabbia, era ancora vivo. Il suo cuore si fermò alle dieci di sera, dopo che i medici accertarono che fosse stato vittima di una violenza sessuale. Il suo aguzzino non è mai stato trovato.

Quel giorno di fine estate capitò di sabato. Molte persone, dalla città, si spostarono nelle marine, per trascorrere il week-end. Anche a Torre Chianca.

Qualcuno non ha ancora dimenticato quel terribile giorno e, qualche mese fa, ha postato la sua angoscia in un commento in un blog. Si firma col nome di Marco: “io purtroppo ricordo quei momenti come se fossero ieri. avevo cinque anni ma a torre chianca mi ricordo che tutto il vicinato era alla ricerca del bimbo compreso me con mia zia che mi teneva la mano mentre setacciavamo il posto”. Per ora, resta soltanto un commento in un blog. Al momento, non è dato sapere se siano stati effettuati accertamenti da parte della Procura, né se l’autore del commento, nel caso fosse stato già rintracciato, sia stato ascoltato dagli organi inquirenti che, più volte negli anni, hanno aperto e poi richiuso l’inchiesta.

D’altronde, quello di Daniele Gravili viene definito un “cold case”, un caso freddo, congelato in un faldone nel palazzo di giustizia. La stessa giustizia che invocano tutti, Daniele per primo.

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