Il pomeriggio del 20 sembra preannunciarsi altrettanto pieno quanto la mattinata. Ripartiti dopo il breve spuntino di mezzogiorno, in aperta campagna fra cavalli e tori della Camargue, ci dirigiamo verso Les-Saintes-Maries-de-la-Mer, sito dove secondo la tradizione sarebbero sbarcati un pool di santi in fuga dalla Palestina, dopo la crocifissione.

Si tratterebbe delle tre Marie, Maddalena inclusa, San Massimino e, forse, San Giuseppe d’Arimatea che però avrebbe continuato il viaggio verso la Britannia. A questi si dovrebbe aggiungere Santa Sara che secondo alcune correnti di pensiero sarebbe la figlia della Maddalena, anche se non si sa precisamente se fosse nata in Egitto o in Provenza. Secondo i Gitani, di cui è la santa protettrice e che ogni 24 maggio confluiscono nella località per omaggiare la statua della santa e condurla con i cavalli al mare, per simularne lo sbarco, sarebbe giunta insieme agli altri. Comunque Sara in ebraico più che un nome è un titolo che significa “Principessa. Giunti sul sito, alle cui porte si stende un’enorme palude popolata da una moltitudine di fenicotteri rosa, ci dirigiamo verso la spiaggia, dove, a dire il vero, ci pentiamo amaramente di non avere addosso un costume da bagno, visto che il mare è calmo e trasparente, proprio invitante, e tra l’altro si tratta di spiaggia libera, non sfruttata commercialmente come le nostre dunque, ma pulitissima, ordinata e con gli ombrelloni abbastanza lontani, da garantire il campo di respiro delle persone. Completamente diverso dalle rumorosissime e maltrattate spiagge nostrane. Lasciato il lido, ci inoltriamo fra le stradine della cittadina, dove in sottoscritto divora una granita di limone dietro l’altra a causa dell’arsura. Finalmente arriviamo alla chiesa, che sembra più una fortezza, dal momento che doveva resistere agli attacchi saraceni, intorno alla quale si notano colonie di Gitani che cercano di vendere a 5 euro la medaglietta della loro santa. Ne compro una per accontentarli. L’interno della chiesa è fresco e piuttosto buio, ma nella cripta, collocata sotto l’altare, dove c’è la statua di Santa Sara, la temperatura è caldissima a causa delle migliaia di ceri che ardono. La statua, una Madonna Nera, ricorda moltissimo l’iconografia della dea egiziana Iside, così come rappresentata nel II secolo d.C., quando il suo culto raggiunse l’apice nel Mediterraneo.
Dopo una passeggiata per le stradine, eccoci di nuovo in auto. Riattraversiamo la Camargue in senso contrario, superiamo nuovamente Arles, riprendendo la via per Avignon, sino a quando ad un bivio non svoltiamo a destra, in direzione di Les Baux. Il terreno comincia a diventare collinare e lentamente iniziamo a salire. Ci fermiamo qualche minuto a vedere la splendida abbazia di Mont Majour (foto 2), luogo di serenità immerso nel verde, poi di nuovo in strada. Finalmente appare Les Baux, antica piazzaforte militare un tempo appartenente alla famiglia Des Baux, Del Balzo in Italiano, dominante il circondario e di grande importanza strategica al tempo delle guerre contro i Saraceni. Dalla rocca si accedeva alla Val de l’Infer, la Valle dell’Inferno, che avrebbe ispirato Dante a scrivere l’entrata nell’Inferno. Oggi, più che inferno, è un vero e proprio paradiso, considerate le ville principesche con piscina che la popolano. Lasciamo la macchina lungo la strada a valle, e ci inerpichiamo lungo un sentiero che ci conduce alla porta di accesso. Il paese è piccolo ma suggestivo, con le stradine medioevali popolate da negozietti di souvenir e tanti turisti (foto 3). Ci fermiamo a bere qualcosa in un bar all’aperto, mentre dei piccoli diffusori appesi agli alberi spruzzano, ad intervalli di tempo regolari, una gradevolissima doccia di acqua ghiacciata finissima. Cominciamo a salire lungo le strade, fermandoci a visitare prima il caratteristico cimitero, poi la chiesa principale, quindi ci dirigiamo verso la rocca antica, dove un tempo c’era il castello, di cui oggi restano solo rovine. E’ una camminata entusiasmante, prima assistiamo ad una dimostrazione relativa all’utilizzo delle antiche armi da assedio, poi saliamo sulla rocca, circondati da un panorama stupendo. Il castello dominava l’intera vallata ed il paese sottostante (foto 1).
Finalmente si ridiscende e si riparte. Ci fermiamo a cenare in un ristorantino lungo la strada, quindi rientriamo ad Avignon. Prima di andare a letto, però, un’altra passeggiata nella splendida città dei papi non ce la leva nessuno.
Cosimo Enrico Marseglia

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