Anfiteatro romanoMattina del 20 agosto, la giornata sembra essere abbastanza calda come le precedenti, il mio tablet dice che la temperatura prevista in Provenza è di 34 gradi.

Dopo una abbondante colazione, consistente in un croissant, una mezza baguette con burro e marmellata, latte con cacao e succo di frutta, eccoci in strada in direzione di Arles, distante una quarantina di chilometri più a sud. Benché oggi la cittadina abbia solo quarantamila abitanti circa, in realtà è di origini antichissime ed un tempo era la capitale della Provenza, non solo, era stata anche la capitale dell’omonimo regno che da essa prendeva nome: il Regno di Arles. La prima cosa che colpisce della città, è la splendida vista del Rodano che scorre tangenzialmente alle mura di cinta quindi, oltrepassata la porta di accesso, eccoci dentro un colorato e variopinto scenario fatto di viuzze con persiane in legno di mille colori, tipicamente provenzali, e fiori di ogni tipo sui davanzali. Ai margini delle strade bistrot con tavolini all’aperto e negozi di souvenir. Non bisogna dimenticare che proprio tale città fu scelta dal pittore fiammingo Van Gogh come sua residenza, immortalandola in diversi dipinti. Al temine della strada principale in salita che, ad un tratto si biforca in due, e proseguendo lungo la diramazione a destra, ecco che appare l’imponente anfiteatro romano (foto 1), uno dei meglio conservati in assoluto, che viene utilizzato come plaza de toros. Purtroppo, anche nella Francia del sud sono diffuse le corride, anche se il governo transalpino sembra voglia vietarle. Oltre alla corrida classica, di tipo spagnolo, ad Arles se ne svolge un’altra incruenta molto particolare, detta “corrida arlesiana”, nella quale vengono impiegati tori con corna a lira molto lunghe. La gara consiste nel collocare una coccarda fra le corna dell’animale, quindi due squadre cercano di impossessarsene, cercando di evitare le incornate. Vince di conquista la coccarda.
Al prezzo di 6 euro complessivi si visita l’anfiteatro, il cui interno è ancora meglio tenuto dell’esterno (foto 2) ed il teatro romano, anch’esso conservato molto bene, distante solo qualche isolato. Quindi una visita alla piazza principale dove si trova la cattedrale, dedicata a Saint-Trophim. Un altro giro per le caratteristiche vie della città (foto 3), quindi di nuovo in macchina, destinazione Les-Saintes-Maries-de-la-mer dove, secondo la tradizione sarebbe sbarcata Maria Maddalena insieme alle altre Marie, a Santa Sara, a San Giuseppe d’Arimatea ed a San Maximino. vie della cittàDovevano proprio stare strettini su quella barca. Tuttavia, prima di arrivare nella cittadina sul mare e nota località balneare, si attraversa la Camargue, caratterizzata da terreni in parte paludosi, formati dalle acque del Rodano, pieni di fenicotteri rosa, e da cavalli e tori liberi nella campagna (foto 4). Per pranzo ci fermiamo in una caratteristica baracca ai margini di un maneggio, dove abbiamo la possibilità di assaggiare il tradizionale “saucisson” di toro, di familiarizzare un po’ con i cavalli e perché no, di acquistare qualche bottiglia di “vin de Provence”, noir, rosé e finanche blanc. Ma il tempo stringe e ci sono ancora tante cose da vedere prima che finisca la giornata, quindi subito in auto in direzione della spiaggia dove sbarcò la Maddalena, ma il resto al prossimo articolo.

Cosimo Enrico Marsegliacampagna

 

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