Narra la leggenda che mentre una nave trasportava il corpo di Sant’Agata da Bisanzio a Catania, fu sorpresa da una tempesta e costretta perciò a rifugiarsi presso “Cutrieri” una località costiera nei dintorni di Gallipoli.

Ripreso il viaggio dopo alcuni giorni, i marinai si accorsero con grande sorpresa che dalle reliquie mancava una mammella della martire. Desiderarono quindi ritornare indietro per cercarla, ma tutte le volte che tentarono di approdare a “Cutrieri”, una forte tempesta li allontanava dalla meta. Compresero allora il desiderio di Sant’Agata di donare un suo ricordo alla città.
Ed infatti, l’8 agosto del 1126, accadde un vero e proprio miracolo: dopo qualche tempo in una fonte adiacente al mare, una contadina mentre lavava i panni si accorse che la sua piccola succhiava il latte da una mammella che sporgeva dalla sabbia. Impaurita, provò a staccare sua figlia, ma invano. Si precipitò allora a Gallipoli, la città bella, per invocare l’aiuto del popolo che, recatosi sul luogo con il vescovo ed il clero, inutilmente tentò di levarla dalla presa della stessa.
Il vescovo propose come ultimo tentativo quello di recitare le litanie dei santi ed all’invocazione “Sancta Agata, ora pro nobis” la figlioletta abbandonò la mammella prodigiosamente e da allora lei divenne protettrice di Gallipoli ed in suo onore fu eretto il duomo maestoso, monumento sacro del Salento, di notevole importanza, contenente un’autentica pinacoteca con numerosi dipinti raffiguranti scene di vita e miracoli della santa.
La reliquia restò a Gallipoli, nella basilica dedicata alla santa, dal 1126 al 1389, quando il principe Del Balzo Orsini la trasferì a Galatina, dove fece costruire la chiesa di Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto, nella quale essa è ancora oggi custodita, presso un convento di frati cappuccini.