Un nido nel deserto del Carmelo. Così può essere definito e riassunto il libro pubblicato dalle Edizioni OCD, “Il Povero e la bambina. Storia di una monaca di clausura”. Il libro è scritto da una carmelitana che, con parole semplici ed essenziali, racconta il significato e l’importanza della vita contemplativa.

Poche pagine, poco più di 90, per cercare di capire che cosa è la clausura, quale vocazione così forte la fa scegliere, come vengono trascorse le giornate.
In realtà, sfogliando le pagine del libro, veniamo coinvolti sulla bellezza della vita contemplativa, che – ci spiega l’anonima autrice, non è solo una maggiore scoperta di Dio (attraverso l’ascolto, la meditazione, la preghiera), ma soprattutto una continua scoperta di se stessi. Una scoperta che colpisce e meraviglia le stesse monache: «Come sono diversa da quella che credevo di essere», esclama la carmelitana. 

“Il Povero e la bambina” è quindi un viaggio dell’interiorità: «Per capire certe cose della vita – scrive la monaca – che cosa sia l’amicizia, l’amore, anche il dolore, credo ci voglia un’esperienza diretta. Dall’esterno, per così dire, conoscendo solo la teoria, non se ne può penetrare davvero il senso. Così è stata per me la scoperta della clausura». Le aspettative, le conoscenze e i desideri delle “dirette interessate” che decidono di entrare in clausura per mettersi totalmente alla presenza di Dio, vengono molto spesso messe in discussione nel corso della loro vita monastica. «Per me la clausura – afferma la monaca carmelitana – è stata una scoperta progressiva. Mi sono accorta subito  che l’idea che ne avevo quando ero fuori era molto diversa dalla realtà». Dalle parole successive emerge tutta l’umanità di chi scrive. Non sappiamo chi è la monaca che ha scritto il libro, ma non è escluso, anzi, è quasi certo, che chi scrive sia una giovane donna che ha deciso di rispondere alla chiamata alla vita contemplativa. Nonostante una vita così immersa nella preghiera, le monache di clausura, ovvero coloro che decidono di entrare in un monastero, sono prima di tutto donne come tutte le altre, con i loro pensieri, i desideri, le paure, i bisogni. Lo comprendiamo dalle sue stesse parole: «Quando ero a casa – scrive – mi sorprendevo spesso a pensare: “come mi mancherà questo o quello”; facevo una bella passeggiata col cane, o leggevo il giornale e mi dicevo: “Chissà come farò… certo che è un sacrificio che Gesù mi chiede, per me ha scelto questa strada. Chissà quanto tutte queste piccole grandi cose mi mancheranno”. Credevo che l’aspetto ascetico, la rinuncia, fosse la dimensione principale della clausura. Ma poi, grazie a Dio, ai miei pensieri è subentrata la realtà. Ed è stata una bella sorpresa!».

Il libro è arricchito  da una premessa sulla Vita Contemplativa di Papa Benedetto XVI che definisce i monasteri di vita contemplativa delle vere e proprie “oasi” nelle quali l’uomo, pellegrino sulla terra, può meglio attingere alle sorgenti dello Spirito e dissetarsi lungo il cammino.

Perché il Povero e la bambina? Perché sono le due immagini rispettivamente di piccolezza e debolezza «testimonianza di una vita spesa interamente alla contemplazione».

E che cosa è quel “nido nel deserto” di cui parlavamo all’inizio? Ci risponde la monaca: «Quel nido nel deserto era un qualcosa che ancora non conoscevo, ma che intuivo mi si sarebbe rivelato con maggiore chiarezza, man mano  che avessi accettato di lasciarmi portare sempre più profondamente in questo deserto, alla sequela del mio Diletto che sapevo “ferito d’amore” per me».