Il meno che si possa chiedere dopo due sconfitte casalinghe per 2 a 0 è che si cerchi di rialzarsi. Perché aldilà dei giudizi edulcorati che si è cercato di dare a queste sconfitte, rimangono delle perplessità su molti aspetti che caratterizzano il gioco della squadra.

E’ indubbio che la difesa vista contro l’Udinese  presenta una coppia di centrali, a dir poco, imbarazzanti che hanno già fatto rimpiangere la coppia Gustavo-Fabiano, dove almeno Fabiano mostrava un grande senso della posizione e riusciva a districare anche qualche situazione abbastanza delicata. Ora è noto che sia Esposito che  Carrozzieri, visto peraltro pochissimo, sono giocatori in cerca di rilancio e che si è costretti a provare Tomovic quale centrale; il centrocampo non è sembrato di affidabilità con Obodo, anch’egli in cerca di rilancio, che non tampona a sufficienza, con Giandonato forse responsabilizzato oltre il limite impostogli dalla giovane età, un conto aver fatto qualche partita nel contesto Juventus, un altro conto è quello di essere il “regista” di una squadra che punta alla salvezza, con Giacomazzi di cui si conoscono a menadito sia i pregi che i difetti, questi ultimi accentuati dall’anno in più di età, con Mesbha e Cuadrado che non riescono ad integrarsi come si deve; l’attacco che punta sul sempiterno Di Michele, per il quale valgono le considerazioni fatte per Giacomazzi, e su Corvia che sembra piuttosto spaesato. Certo mancano all’appello Oddo, non dimentichiamoci i suoi 35 anni e la difficoltà nel recuperare, Olivera che reduce da un grave infortunio non potrà essere quello della scorsa stagione ed Ofere che, dopo lunga inattività, è sembrato leggermente in difficoltà. Speriamo sempre che ci vada bene con i vari Bertolacci, Pasquato, del quale si dice un gran bene, ma la serie B non è la A, ed in ultimo Muriel, atteso impropriamente come l’uomo della Provvidenza.
Quello che mi sta preoccupando non è tanto la sconfitta in se stessa, quanto la superficialità dei giudizi esternati sui mass media, con una “benevolenza” quanto meno sospetta e che non tiene conto dei fatti. Noi possiamo capire e giustificare in pieno l’operato del d.s. Osti che ha dovuto fare la squadra facendo le nozze con i fichi secchi, ma non dobbiamo essere eccessivamente acquiescienti nei riguardi di chi, senza alcun preavviso, lo ha messo in questa situazione operativa. Anche il buon Di Francesco valuti se i giocatori di cui dispone sono in grado di digerire il modulo che lui propone; non faccia l’integralista ed adatti il modulo alle capacità tecniche, tante sulla carta e sui giornali del giorno prima, molte di meno nei riscontri sul campo. Da parte nostra la fiducia non dovrà mancare, ma questa squadra, è bene che si metta in testa, deve essere soltanto una squadra da combattimento non avendo i mezzi fisici, resistenza, corsa e grinta, né i mezzi tecnici adeguati per supportare la ridotta capacità fisica.
La partita con l’Udinese ha evidenziato in maniera lampante quanto detto prima. Il caldo afoso ha fatto sì che l’Udinese rallentasse il suo gioco ed i suoi giocatori tecnici facevano viaggiare il pallone piuttosto che correre loro, mentre il Lecce, che avrebbe dovuto aggredirla con la grinta e la corsa, non lo ha potuto fare perché questo non si può richiedere obbiettivamente a Giacomazzi, a Di Michele e, quando sarà, ad Oddo. L’iniezione di freschezza giovanile, è giusto che venga dosata ma è anche giusto che, ove ci siano impellenti necessità climatiche, e domenica scorsa c’erano, bisognava tentarla dicendo ai giovanotti di darci dentro con gagliardia e correndo.
I troppi tatticismi snaturano le regole elementari del calcio; voglio ricordare come domenica scorsa, un neofita come Mangia del Palermo, abbia messo nel sacco un dottore, come Gasperini, infliggendogli una clamorosa sconfitta. A questo punto, stiamo sempre con i piedi a terra auguriamoci che a Bologna si possa intravedere un inizio di riscatto.