La prestazione  del Lecce a Siena, assolutamente incolore e priva di ogni accenno di vitalità, pone l’immediato problema di quali possano essere i giusti rimedi per raddrizzare la baracca. E qui sta il difficile…

Non ci si era ancora completamente ripresi dello schiaffo ricevuto dall’Atalanta, che il Lecce  ne ha ricevuto uno più sonoro in quel di Siena. La delusione non sta tanto nella sconfitta, che ci può anche stare, né sul punteggio che, comunque, è abbastanza vistoso vista la caratura del Siena, quanto nella constatazione che, forse, non si hanno le idee chiare sui possibili rimedi da adottare.
Sono un tifoso e registro ciò che mi viene proposto dal campo. Ebbene, dal campo mi è stata proposta una squadra insicura, lenta, debole nella reazione che instilla molte perplessità sul cammino, certamente difficile ed insidioso, che l’ aspetta in questo campionato. Sento e leggo che il mister ha rimproverato alla squadra la mancanza di carattere, leggo ancora di un Pasquato che asserisce di esserci poco da salvare di questa giornata e parla di “cattiveria agonistica” mancante e di avversario da non sottovalutare e racconta,inoltre, di una punizione per la quale si era preparato e che Mesbah gli ha impedito di tirare, concludendo, cito testualmente:”Ha voluto provarci lui, bene così; non “mi metto a litigare per una punizione”. Sentito e letto quanto sopra, rimango un po’ basito perché se è questo quanto dicono allenatore e calciatori, credo sia giustificato quanto potranno dire i tifosi che, a questo punto, forse hanno le idee più chiare degli aventi causa.
Non mi aspetto di sentire che è mancata la concentrazione, perché l’ho constatato di persona, così come non mi interessa sapere se Mesbah ha “fregato” la punizione a Pasquato, mi interessa “capire” perché è accaduto questo e quali sono gli eventuali rimedi da adottare perché questo non accada più. Quando già alla quinta partita si invita la squadra a fare un esame di coscienza, significa che qualcosa non sta andando per il verso giusto. Aggrapparsi all’alibi delle tre partite insostenibili in una settimana è poco corretto visto che “tutti” hanno giocato le tre partite, anzi il Siena ha avuto un giorno in meno di riposo. Se  poi l’azzardo di un robusto turnover ha premiato di più Sannino e per niente Di Francesco significa che diverse erano le motivazioni e la freschezza atletica dei calciatori in campo. Ora, poiché la situazione tende a complicarsi, è giusto che si possano dare dei suggerimenti, che non costano nulla e dei quali i tecnici tendono a fregarsene, ma che debbono porre tutti, tifosi compresi, davanti alle relative responsabilità.
Ritengo personalmente che il gioco che il Lecce propone, un titic-titoc piuttosto pretenzioso e sterile, non si addica alle caratteristiche di questa squadra che ha in ruoli importanti (vds. centrali difensivi) giocatori validi sul piano fisico ma molto carenti sul piano tecnico; ora sarà anche vero che si chiede la testa di Esposito, e forse la si avrà, ma siamo certi che il sostituto, sia esso Ferrario o Carrozzieri, quando sarà, avrà la grazia e la delicatezza tecnica di “portare la palla fuori dall’area e consegnarla precisa e puntuale al compagno più vicino?”. Amici, non scherziamo, i citati sono dei buoni giocatori ed ottimi “randellatori” che, in genere, “spazzano” l’ area di rigore e non costruiscono l’azione da dietro; dirò anzi, che sono proprio giocatori da squadre che lottano per la salvezza. Credo che insistere su questo modulo di gioco sia molto rischioso perché il Lecce potrà fare tanto possesso palla ma pochissimi gol perché, arrivati a venti metri dalla porta, ci fermano regolarmente.
Di Francesco è un uomo intelligente, è stato un ottimo centrocampista al punto da meritarsi la nazionale, ma deve sbrigarsi a fare il punto di situazione. Il Lecce non può imitare il Barcellona (absit iniuria verbis!) perché questo è un “reato calcistico”. Quando il Milan dominava con Sacchi, si propugnava da tutte le parti di come il “sacchismo” fosse il Vangelo ma nessuno ricordava chi erano i componenti di quel Milan irripetibile che di seguito specifico: Galli, Tassotti, Maldini; Ancelotti, Costacurta, Baresi; Donadoni, Raijkard, Van Basten, Gullit, Massaro e qui mi fermo. Quando anche questi si sono un po’ sfiatati, c’è voluto il pragmatico Capello a farli vincere nuovamente. Perché questa citazione? Perché mi auguro che De Francesco si ricordi di quel passato e sappia porre rimedio all’attuale presente.

loading...

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

due × 5 =