Sarà presentato da Luigi del Prete il libro “Sangue di nemico” di Giacomo Toma (Lupo editore). L’autore è alla sua prima esperienza letteraria; nato a San Cesario di Lecce, vive a Monteroni di Lecce, nel cuore del Salento, dividendo il suo tempo tra la pratica forense, la letteratura e la scrittura.

L’appuntamento è per  venerdì 23 settembre 2011 alle ore 18,00 presso La Feltrinelli Point, di via Cavallotti 7/a Lecce.
“L’occupazione dell’Arneo – vasto territorio posto all’estremità nord-occidentale della provincia di Lecce, caratterizzato da macchia mediterranea e pascoli – segnò la storia salentina negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale. La sollevazione popolare fu repressa dalle forze dell’ordine, ma rappresentò, comunque, un’importante presa di coscienza per i braccianti, le cui condizioni di vita fanno da sfondo a questo romanzo corale ambientato a Monteroni, piccolo paese del Salento. Nucleo della narrazione è la storia del diciannovenne Alfredo, figlio di Enrico, calzolaio, e del suo amore per la coetanea Maria, costretta a condividere con la madre le fatiche dei campi. Entrambi sono protagonisti in un Salento all’apparenza immobile e lontano come un lembo di terra dimenticato nell’estremo sud, ma traboccante di varietà umane e personaggi genuini che ne fondano un’identità unica e irripetibile.
Intorno all’amore di Alfredo e Maria è tutto un paese a muoversi e commentare i tempi e le vicende private, in un’epoca di confine tra il vecchio e il nuovo che si contende tra i pettegolezzi dei signori in piazza seduti attorno al solito mazzo di carte e la laboriosità inesauribile degli artigiani nelle botteghe, la religiosità delle perpetue a messa e la crudezza del lavoro nei campi di tabacco, la nascita di una grande fabbrica di scarpe pronta a stravolgere l’economia del luogo e la rivendicazione dei terreni incolti dell’Arneo, il tradizionale prestigio dei vecchi notabili del paese e la scaltrezza cinica di nuovi affaristi pronti a scalzare la vecchia guardia, anche in politica.
È  la modernità che mette in discussione un mondo arcaico ormai in decomposizione, basato su campagna e artigianato, per far posto ad un sistema nuovo e ad un’emancipazione ricca di incognite, in una regione le cui strade polverose continuano ad essere percorse dalle biciclette dei poveracci quando la Fiat Topolino fa la sua comparsa. Ed è la coscienza politica di un popolo semplice che esce dalla rassegnazione e dalla passività atavica cui il fatalismo culturale l’ha condannata per aggregarsi attorno ad un ideale comune, in virtù del quale lottare e riscattare la propria dignità di uomini”.

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