Si è inaugurata lunedì 12 settembre la mostra collettiva del gruppo DNA (Dimensione Nuova Arte) dal titolo “Tracce d’uomo: tra mito, storia, cultura e contemporaneità”.

La kermesse si propone di ripercorrere il cammino evolutivo dell’uomo, pienamente immerso nel suo contesto storico, sociale e culturale, tracciando le tappe fondamentali di questo viaggio dell’esperienza umana. Cinque le sale di esposizione, ognuna con un tema diverso: nella prima il mito, poi la storia, la cultura e, nelle ultime due, la contemporaneità.
Ad accoglierci nelle sale della mostra è Michaela Vasilescu, in arte “Mivà”. Le sue opere attirano subito la nostra attenzione, coerentemente con il suo obiettivo (comune al resto del progetto) di operare seguendo la rotta di una comunicazione immediata. L’artista gioca sull’organizzazione geometrica delle sue opere, utilizzando, in particolare, la sfera, percepita come strumento comunicativo principe nella propria semplicità e regolarità. Il suo utilizzo nelle installazioni porta in sé un elemento di drammaticità: la fluidità della sfera viene bloccata, privata della sua stessa natura e fissata alle tavole monocromatiche, a testimonianza dell’immobilità della libertà espressiva. Sembra di assistere ad un teatro dei burattini in cui il vacuo prende vita.
Ma a colpirci, in modo particolare, sono le sculture di Claudio Di Lorenzo, in arte “Diogene”, nato a Lecce ma naturalizzato abruzzese. Di Lorenzo ha elaborato un ciclo di opere caratterizzate dall’utilizzo di un manichino di legno (che ricorda quelli di De Chirico) il quale è reso interprete di quegli stralci di esperienza che l’artista vuole raccontare.
E  Diogene è anche il protagonista di una serie di sue installazioni, a testimonianza della scelta interpretativa del proprio percorso artistico: Diogene di Sinope, il cinico, alla ricerca costante della virtù dell’uomo, che egli percepiva come fine ultimo dell’esistenza umana. L’anticonformista per eccellenza, il quale operava questa “recherce” al di fuori delle convenzioni sociali e culturali. Diogene che, alla fine della sua missione, si ritrova stremato, sopraffatto dalla fatica del cammino e da quelle convenzioni che aveva combattuto tutta la vita.
Tanti i temi sociali toccati, dall’emarginazione sociale, alla guerra, alla mercificazione del corpo femminile. E in effetti, tra gli intenti artistici del gruppo DNA, vi è proprio quello di cogliere i più reconditi istinti dell’animo umano e analizzare il “Sistema”, rappresentandone le ripercussioni sullo stato esistenziale dell’uomo; il tutto, operando attraverso il filtro della Storia perché la vita sia calata appieno nel contesto che l’accoglie.
Tra le opere, troviamo anche i lavori fotografici di Domenico Marcone; questi, nel corso degli anni, è stato fortemente influenzato  dalla fotografia d’arte teorizzata dal tedesco Albert Renger-Patzsch il quale sosteneva, parafrasando Spinosa, che “la bellezza del mondo dipendeva dall’immaginazione dell’uomo e dunque dal meccanismo selettivo che l’occhio, con il solo filtro dell’obiettivo, faceva del particolare e del dettaglio”.
Perfettamente raggiunto il proposito ideale del movimento DNA: una Nuova Arte, che rinuncia a qualsiasi riproduzione fedele della realtà; ma attenzione, anche, allo spettatore, che è messo costantemente nella condizione di fruire attivamente dell’opera e di divenirne critico e interprete.

 

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