“Lo avevano denunciato e scritto in tutte le salse all’indomani della sentenza  della corte   di Giustizia europea  che condannava lo stato italiano  ad indennizzare un detenuto poiché costretto a vivere, tutte le ore della giornata, in una spazio grande quando una bara.” Lo afferma il Segretario Nazionale del sindacato autonomo polizia penitenziaria, Federico Pilagatti.

“Avevamo espresso viva preoccupazione poiché a quella sentenza sarebbero potute seguire centinaia, se non migliaia di richieste di risarcimento da parte  dei detenuti ristretti nelle carceri nazionali e soprattutto in quelle pugliesi, più affollate d’Italia.
Avevamo anche documentato tale situazione con immagini e foto sperando in uno scatto di dignità da parte di chi ha in mano le leve del potere in questa nostra nazione.
Purtroppo – continua – ci accorgiamo sempre di più che di fronte allo scempio delle carceri nemmeno il presidente della Repubblica viene preso sul serio,  per cui  si può fare affidamento solo sulla magistratura, unico potere in Italia che riesce con i suoi provvedimenti a sollevare oppure a risolvere le questioni.
Il SAPPE, sindacato autonomo polizia penitenziaria,  deve denunciare anche  il grande dilettantismo posto in essere degli alti dirigenti dell’Amministrazione Penitenziaria che, all’indomani della sentenza della corte di giustizia europea, hanno armato tutti i direttori delle carceri della nazione di un centimetro con cui sono andati a misurare le celle in cui erano ristretti i detenuti, stabilendo che tre metri per detenuto  fossero più che sufficienti, anche se nella stragrande maggioranza non si poteva concedere nemmeno tale spazio.
Quegli stessi Dirigenti che hanno a disposizione auto da oltre 100.000 euro autisti, scorte, staffette, uffici ovattati ecc.ecc.
Nessuno si è mai  preoccupato  che a  Taranto 4 detenuti in 9 mq, stesso discorso a Foggia, come pure a Lecce, mentre a  Bari in una stanza  di 15 mq anche 30 detenuti.
Anche nelle altre carceri pugliesi  da Turi ad Altamura, da Brindisi, a San Severo, a Lucera, la situazione non è migliore.
Invece con la sentenza del tribunale di sorveglianza di Lecce si apre una voragine dai contorni indefiniti poiché qualsiasi detenuto ristretto nelle carceri pugliesi e nazionali potrà chiedere il risarcimento.
Solo in Puglia sono circa 4000 le persone che potranno chiedere  l’indennizzo con i risultati che tutti possono immaginare.
Non era mai accaduto in nessun paese cosiddetto civile , che i cittadini pagassero  anche per la tortura che i propri governanti hanno inflitto a chi è ristretto nelle carceri.
Un idea – conclude – per trovare la cifra necessaria ci sarebbe, poiché non sarebbe male che fossero proprio i politici ed i dirigenti dell’Amministrazione Penitenziaria, considerata la loro inerzia,  a pagare un conto che si preannuncia salato, molto salato.”