E’ il sequestro più importante, quello compiuto dalla guardia di finanza di Gallipoli, che ha recuperato oltre 1.100.000 articoli tra capi ed accessori nel corso di due controlli nei confronti di altrettanti esercizi commerciali. Oltre al sequestro sono stati segnalati i due proprietari degli esercizi, di origine cinese, che avrebbero importato la merce dalla Cina.

 

Un giro di affari che è stato calcolato per un minimo di un milione di euro ma se si considera che i prodotti erano in vendita con prezzi che variavano da 1 euro a 35, allora il numero era destinato a salire vertiginosamente.
Prodotti di ogni tipo, dall’abbigliamento ai giocattoli, dai peluche alla bigiotteria, dai cosmetici agli occhiali, a scarpe e borse. Tutti mancanti del marchio CE rilasciato dalla Comunità Europea e quasi tutti non conformi alle leggi per la tutela del consumatore e alle normative di sicurezza.

Basta sentire il cattivo odore della merce, per accorgersi di quanto pericolosi avrebbero potuto essere gli articoli, se venduti al pubblico.
“Spesso gli acquirenti si lasciano tentare dal prezzo basso ma non sanno che i materiali con cui sono fatti questi prodotti possono essere pericolosi per l’uomo.”  Parti elettroniche scadenti, tinte cancerogene, cosmetici fatti con prodotti sconosciuti, sono solo alcuni degli esempi.

I sequestri sono stati portati a termine negli ultimi due giorni e vanno a rimpolpare il numero sempre più grande dei prodotti confiscati e tolti sul mercato. Lo scopo è quello di non danneggiare un’economia già fortemente in crisi, con prodotti di basso prezzo e di scarsa qualità fabbricati con costi di produzione esigui e che vanno a minare il mercato.

Non solo quindi un grosso impegno per la tutela del consumatore ma anche dei produttori e degli esportatori. Questi prodotti infatti, giungono dalla Cina, e approdano nei porti della Campania. Da lì poi vengono smerciati nelle diverse regioni italiane, con costi complessivi minimi rispetto alle aziende che li producono legalmente.
I due cinesi sono stati adesso segnalati alla Camera di Commercio, Industria, Agricoltura e Artigianato e saranno sanzionati per il reato. La multa in questi casi infatti, varia da 516 euro a 25.000 euro ma se viene saldata entro 60 giorni, il costo sarà del doppio dell’importo minimo, ovvero di 1032 euro. Assieme alla sanzione, anche il sequestro e il pagamento per la distruzione dei prodotti confiscati, sono a carico degli responsabili.

Questo sequestro è un motivo di vanto per le fiamme gialle, che nello scorso 2010 hanno confiscato circa 900.000 pezzi in tutto, mentre solo in queste due operazioni, sono riusciti a toglierne dal mercato, un milione e cento.

 

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