L’assenza di Grossmuller ha costretto Eusebio a scovare l’alternativa al maldestro trequartista; la scelta cade su Bertolacci, ma c’è un’altra novità: a guidare le operazioni in attacco c’è Corvia, Di Michele è in panchina.

Il Lecce è subito in partita, si distende con giudizio fino al minuto numero sei quando D’Agostino, uno specialista col piede di velluto, pennella un calcio di punizione dalla trequarti sinistra; Obodo allenta la marcatura su Destro che facilmente incorna a rete: risultato sbloccato. Ma il Lecce non si disunisce, organizza la reazione anche se abusa nel palleggio  verticalizzando molto poco per cui il Siena ha buon gioco. Gli uomini in bianconero giocano in quaranta metri, ma lo fanno spostando armonicamente dieci uomini in avanti o indietro a seconda che ci sia da offendere o da arginare: bella squadra! Il compito del Lecce non è dunque per niente agevole nonostante Giacomazzi abbia avanzato di qualche metro il suo sempre ampio raggio d’azione.
Siena compresso nella propria metacampo a chiudere i corridoi e ad intasare gli spazi, il tutto con apprezzabile sincronismo; servirebbe un grimaldello che al momento non si materializza ed intanto occorre guardarsi dalle sia pur rare ripartenze bianconere. La buona novella è che, gol incassato a parte, la difesa giallorossa non perde un colpo, non concede nè un metro, nè una palla a Brienza e Calaiò; questo, almeno, in zona ad alto tasso di pericolosità. Praticamente si gioca in una sola metà del campo, quella senese.
Tutto bene se non risultasse così problematico trovare lo spiraglio buono nell’area toscana; occorre più movimento e qualche idea brillante.
Al rientro in campo per la ripresa, Di Francesco confabula fitto fitto con Di Michele ancora in pettorina; il Lecce è ancora li’, a ridosso dell’area bianconera senza tuttavia metterci piede; c’è un invitante calcio di punizione dai 18 metri che il sinistro di Mesbah spedisce alto a fil di traversa. E’ il momento di Di michele  che all’ottavo minuto rileva Bertolacci; ma è anche il momento di Calaiò bravo ad anticipare Mesbah e a fulminare Julio Sergio con un secco sinistro. Il Lecce avvia il forcing offensivo; lo fa con frenesia; ad indossare i panni del “salvatore della patria” ci provano un po’ tutti ad eccezione del portiere!
18°: Esposito blocca Destro con una presa irregolare guadagnando il secondo giallo e la doccia anticipata. La partita sembra ormai segnata, nè riesce a rimetterla in equilibrio l’ingresso di Strasser e più avanti di Ofere. E’ anzi il Siena a fare tre: Destro ( partita superlativa ) impegna Julio Sergio costringendolo alla respinta di piede; palla a Calaiò che di prima intenzione disegna una lunga parabola destinata sotto la traversa della porta incustodita
L’orgoglio del Lecce non viene meno, deve tuttavia misurarsi con un Siena solido e scarsamente incline a concedere qualcosa; la punta delle dita di Julio Sergio in concorso con la traversa, nega il poker ai toscani, e qui finisce la partita.
Ma questa sconfitta pone inevitabilmente qualche interrogativo, uno su tutti :  Cosa manca al Lecce per tradurre la gran mole di lavoro in concreti risultati? Il palleggio, il possesso palla, le triangolazioni, anche godibili, restano il piacevole profumo di una gustosa pietanza che però non arriva sulla tavola imbandita.

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