“Si è svolto nei giorni scorsi un cordiale incontro tra la segreteria regionale dell’UGL-Polizia Penitenziaria Puglia ed il Provveditore per l’Amministrazione Penitenziaria per la Puglia, dott. Giuseppe Martone, determinato dalla presentazione del nuovo assetto organizzativo della segreteria, ed incentrato sull’analisi delle principali criticità

del sistema penitenziario regionale, principiando dal drammatico problema del sovraffollamento.” Lo comunica in una nota la Segreteria Regionale Puglia di Polizia Penitenziaria. “ I dati snocciolati nel corso dell’incontro col Provveditore sono decisamente sconfortanti, alla luce non solo dell’indice di sovrappopolamento regionale, che oramai veleggia verso il 180%, rendendo la Puglia una delle regioni col più alto tasso di densità carceraria in Italia, ma soprattutto di alcune situazioni inumane e degradanti come quella registrata in una delle sezioni del Casa Circondariale di Bari, dove pare siano ospitati oltre 60 detenuti per una capienza tollerabile pari a circa 20 ospiti, con un indice di sovraffollamento pari al 400%, con conseguente commistione di utenza per circuiti! Un Paese civile non può tollerare situazioni simili e se il sistema penitenziario continua a reggere è solo per l’abnegazione del personale di Polizia Penitenziaria e civile che, nonostante tutto (straordinari e missioni che attendono di essere pagate; carichi e turni di lavoro notevolmente stressanti; incertezza sul futuro previdenziale…), continua ad essere presente in servizio, pur con tutti i disagi ed il senso di impotenza che si avverte di fronte a situazioni così drammatiche. Riteniamo che alcuna colpa possa ascriversi all’Amministrazione Penitenziaria per quanto sta accadendo, visti gli obblighi normativi gravanti sulla medesima e sui suoi organi, che, da un lato, impongono di accogliere coloro i quali vengono accompagnati in carcere muniti di idoneo titolo di carcerazione; dall’altro lato, di non rimettere in libertà i detenuti, se non in possesso di un valido titolo di scarcerazione.
Di conseguenza, l’UGL-Polizia Penitenziaria Puglia esprime la propria solidarietà ai colleghi che faticosamente lavorano negli Istituti penitenziari, senza distinzioni di ruoli, e stigmatizza la tesi pur avanzata da alcuni illustri esponenti dell’Accademia penalistica, che vorrebbe far gravare sugli operatori responsabilità addirittura penali (si ipotizza il reato di maltrattamento ai danni dei detenuti), dimenticando che la colpa di quanto sta accadendo ricade su una politica sorda al grido di aiuto inascoltato che viene lanciato da anni dal sindacalismo penitenziario. Ci chiediamo, quindi, dove sono ora quei parlamentari che hanno visitato le carceri il giorno di Ferragosto, invitandoli a trascorrere due giorni in una delle sezioni sovraffollate pugliesi (uno come poliziotto in sezione e l’altro come detenuto), così da comprendere il dramma vissuto da chi vi lavora, servendo il nostro Paese, e da chi ci vive! Il Provveditore Martone si è impegnato a perorare presso gli uffici centrali del DAP la situazione pugliese, richiedendo opportune soluzioni, sebbene sia stato manifestato al Dirigente generale un ovvio scetticismo, determinato dalla generalizzata e diffusa situazione di endemica sovrappopolazione. È stata proposta al Provveditore anche la riapertura dell’Istituto di Spinazzola, chiesta da questa O.S. proprio per dare ossigeno a quelle strutture la cui densità carceraria è diventata intollerabile, per potervi continuare a lavorare. Riportando a Spinazzola il personale che vi operava e, parafrasando il titolo di un noto film di azione di qualche anno fa, recuperando “quella sporca dozzina” di unità mancanti, la struttura tornerebbe a vivere e qualche istituto a respirare. Altri sono stati i temi toccati nell’incontro, ma la loro delicatezza, unitamente
al work in progress di questa O.S. sui medesimi, induce a rinviare ulteriori notizie ai prossimi comunicati. Al Garante del sistema penitenziario pugliese si rivolge un accorato appello, affinchè porti all’attenzione della politica regionale questa situazione prima che accada l’irreparabile.”

 

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