Sono passati dieci anni da quel fatidico 11 settembre che, nel volgere di poche ore, ha cambiato radicalmente i canoni relativi alla sicurezza, su cui si basavano gli assetti geopolitici dell’epoca post Guerra Fredda.

Da quel momento ha avuto inizio un trend di insicurezza globale, tutt’ora in progressiva crescita, che ha diffuso il timore di attacchi provenienti da fonti nascoste, capaci di minare le certezze su cui si fondava la società occidentale: il nemico può essere dovunque e, attraverso attacchi terroristici, può colpire in qualunque momento. Tale paura ha, di conseguenza, modificato anche la concezione relativa alla guerra eliminando, come ha detto un eminente geopolitico, la certezza stessa della guerra. Ma cosa significa tutto questo? Cos’è la certezza della guerra. Cerchiamo di procedere per piccoli passi, spiegando come è avvenuto il passaggio da una concezione all’altra.
All’epoca della Guerra Fredda esistevano due blocchi ben distinti e contrapposti: il Patto Atlantico ed il Patto di Varsavia. Nonostante le rivalità, tale bipolarismo garantiva un certo equilibrio geopolitico, che possiamo definire simmetrico, cioè determinato da un’equivalenza fra i due blocchi. Infatti il nemico si sapeva bene quale fosse e quale colore vestisse, per entrambi gli schieramenti. Pertanto, la direzione di provenienza di una possibile minaccia era ben distinta e chiara, contribuendo ad alimentare l’equilibrio fra i due contendenti. Anche la stessa strategia nucleare era una forma di dissuasione che contribuiva al mantenimento dell’equilibrio stesso.
Con la caduta del blocco dell’est, cominciata nel 1989 con la riunificazione della Germania, ebbe inizio un periodo di tranquillità, poiché i timori insiti nella strategia della tensione, che avevano caratterizzato gli anni precedenti, erano venuti meno. Cominciò così una collaborazione fra i vari paesi un tempo nemici ma essenzialmente si videro gli Stati Uniti assurgere al ruolo di paese guida della politica e dell’economia mondiale. Da un mondo bipolare si passò quindi ad uno monopolare che, tutto sommato, continua ancora oggi nonostante le innumerevoli difficoltà.
Poi venne il fatidico 11 settembre 2001. L’attacco alle Torri Gemelle ed al Pentagono dimostrò come le certezze acquisite in precedenza poggiassero in realtà su basi per niente solide. Il nuovo nemico non era più visibile, come al tempo della Guerra Fredda, ma si nascondeva nell’anonimato, poteva essere ovunque. Tale realtà e stata successivamente dimostrata dalle successive campagne militari in Afghanistan ed in Iraq. Non più un nemico comunque visibile e quantificabile, schierato lungo un ben preciso fronte, bensì una minaccia infida e subdola nascosta dovunque, che attraverso il terrorismo arriva a minare la sicurezza e la certezza, anche della guerra stessa. Il fronte si spezza, non è più una linea che divide i combattenti, ma si dilata in ogni possibile direzione, mettendo in discussione gli aspetti spazio-temporali del conflitto. La guerra dunque diventa asimmetrica, perché non più condotta da uno o più attori statuali contro altri attori statuali, ma da gruppi eversivi privi di fattori statuali contro coalizioni di Stati. Non potendo competere con i mezzi di cui dispone uno Stato, tali gruppi ricorrono a forme di guerriglia, ad attentati terroristici, a forme di guerra psicologica, utilizzando in prevalenza il web, e reclutando attivisti di ogni età, disposti anche a perdere la vita. In realtà la guerra asimmetrica non è una novità, essa è sempre stata un elemento caratteristico delle guerre partigiane e delle rivoluzioni. La resistenza degli Spagnoli contro Napoleone, l’incendio di Mosca e le sortite dei cosacchi russi sull’esercito francese in ritirata, la guerra dei partigiani italiani contro i tedeschi nel nord Italia, sono tutti esempi di guerra asimmetrica. Tuttavia, se tale genere di conflitto un tempo rappresentava un eccezione nell’ambito di una guerra comunque simmetrica, oggi, dopo l’11 settembre 2001, è diventata la caratteristica di base delle odierne campagne, contribuendo ad alimentare quel trend di insicurezza globale di cui parlavamo all’inizio dell’articolo e che si alimenta continuamente dal terrorismo.

Cosimc

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