“Una buona occasione nella vita si presenta sempre. Il problema è saperla riconoscere e a volte non è facile”. È con questa frase che inizia il singolare libro“Un indovino mi disse” Tiziano Terzani,  il diario di un anno, il 1993, che il reporter visse in modo del tutto particolare.

Sedici anni prima, nel 1976, ad Honk Kong,  egli incontra un vecchio cinese, un indovino, che lo avverte che nel 1993 avrebbe corso pericolo di morte e che per salvarsi,  non avrebbe mai dovuto prendere l’aereo per quell’intero anno.
Grazie a quel breve incontro si spalanca davanti al reporter un’opportunità irripetibile: svolgere il proprio lavoro muovendosi solo per via terra o via mare. Ed è così che in queste pagine l’Asia  scorre davanti ai nostri occhi, tra migliaia di uccelli che volano misteriosamente attraverso la città di Betong, il verde ordinato delle risaie, la folla rumorosa dei mercati, le nere montagne nella notte, il suono lento e antico delle campanelle dei Monasteri Buddisti.
Terzani sperimenta che muovendosi in treno, in nave, in macchina e a volte anche a piedi, il ritmo delle sue giornate si trasforma  completamente, le distanze riprendono il loro valore, avendo, così, l’opportunità di osservare i paesi da una nuova prospettiva: si riappropria delle frontiere, luoghi inesistenti nei viaggi aerei dove tutto inizia e finisce con una torre di controllo,  parla e conosce altri viaggiatori.
Il treno con “i suoi agi di tempo e i suoi disagi di spazio” gli rimette addosso la curiosità per i particolari, per quel che ha attorno, per quel che scorre fuori dal finestrino, mentre le navi “si avvicinano ai paesi entrando con lento pudore nelle bocche dei loro fiumi, i porti lontani tornano a essere delle agognate destinazioni, ognuna con la sua faccia, ognuno con il suo ardore”.
Spostarsi non è più questione di ore, ma di giorni e di settimane.
Viaggiare in treno o in nave su grandi distanze ha restituito al reporter il senso della vastità del mondo e soprattutto gli ha fatto riscoprire, come egli stesso scrive,“un’umanità, quella dei più, quella di cui uno a forza di volare dimentica quasi l’esistenza: l’umanità che si sposta carica di pazzi e di bambini quella cui gli aerei e tutto il resto passa, in ogni senso, sopra la testa”.

Oltre alla decisione di non volare, Terzani prende l’impegno che, dovunque fosse arrivato, si sarebbe messo in contatto con il più noto indovino, il mago più potente, il santone più stimato, il veggente, l’invasato più famoso del posto con lo stratagemma di sapere qualcosa sul suo destino e per dare un’occhiata al suo futuro. Incontra indovini specializzati in ogni tipo di lettura: dalle carte ai palmi delle mani, dai piedi all’oroscopo. Molti veggenti erano semplicemente dei personaggi pittoreschi  e, a volte, dei veri impostori, alcuni però, scrive “erano davvero particolari avevano un insolita capacità psichica che permetteva loro di leggere nella mente altrui o di vedere cicatrici che l’occhio normale non coglie”. La descrizione di ogni incontro, con ognuno di questi, è un piccolo romanzo e anche uno scorcio sulle varie credenze che popolano l’Asia.
Tutto questo, dirà in un’intervista: “ mi ha dato una diversa visione dell’Asia. Sono entrato in una dimensione in cui senti che le cose non sono come appaiono, che c’è un altro livello lasciando fuori da te tutto: i rumori degli uccelli, le passioni, le delusioni e rimane questo nucleo vuoto che sei tu” .
Questo diario non vuole essere una sorta di guida spirituale per giovani Occidentali, poiché l’autore descrive ciò che vede, quindi,  anche le contraddizioni: il traffico di droga in Thailandia e la prostituzione, la corsa all’occidentalizzazione della Cina , la scomparsa lenta e inesorabile dei riti, degli usi e costumi di un Oriente teso solo ad imitare l’Occidente, dove i nuovi simboli del benessere sono quelli di possedere un televisore e fare tanto shopping.
“ Un indovino mi disse”chiude il  primo capitolo con queste parole:“Le pagine che seguono sono la storia di questo strano viaggio, di questo mio anno con i piedi per terra…anzi dell’ anno con i piedi meno  per terra che mai, perché mai ho volato senz’ali come in questi tredici mesi. Un anno di tredici mesi? Sì, ma questa sarà la più facile delle spiegazioni”.
Che scoprirete nel leggerlo.  

Tiziano Terzani, Un indovino mi disse
ed.TEA, 2004
Saggistica, pp. 428
Euro 8,00