Foto tratta dal web“Se non si mobilita il mondo politico, lo faccia almeno la popolazione”. E’ il grido d’allarme che lanciano ambientalisti e piccole associazioni contro il probabile  sfruttamento del mare Adriatico da parte di alcune compagnie petrolifere, per l’estrazione di greggio dai fondali marini lungo la costa.

Un allarme partito in sordina in seguito alle concessioni rilasciate dal Ministero per l’Ambiente alla società inglese Northern Petroleum, ma che si diffonde rapidamente coinvolgendo politica e amministratori locali che sulla vicenda chiedono chiarimenti.
Nell’ordine: attraverso un comunicato dello scorso luglio, la professoressa Maria Rita D’orsogna docente alla California State University a Northridge, ha fatto sapere che la società Northern Petroleum intendeva avviare l’iter burocratico per trivellare le coste del medio e basso Adriatico. Numerose le località interessate, molte delle quali a vocazione turistica e aree protette: Bari, Monopoli, Polignano a mare, Brindisi, Fasano, Cisternino, Ostuni, Carovigno, Melendugno, Otranto, Giurdignano, Uggiano La Chiesa, Torre Guaceto, Macchia San Giovanni, Punta dellaContessa, Foce Canale Giancola, Rauccio, Aquatina Frigole, Torre Veneri, Le Cesine, Torre dell’Orso, Palude dei Tamari, Laghi Alimini, Santa Maria di Leuca, Posidonieto, Capo San Gregorio, Punta Ristola.

Richieste successivamente tradotte in concessioni da parte del Ministero nonostante il parere contrario della Regione. Le concessioni d149 DR- NP e d71 FR-NP  prevedono indagini esplorative con la tecnica dell’airgun attraverso l’immissione in mare di fanghi e fluidi perforanti che produrranno acque di risulta altamente tossiche.  I risultati delle indagini sono devastanti sull’ecosistema marino e gli effetti si avranno fin sulle coste salentine, una delle poche risorse del territorio da preservare. Per non parlare delle installazioni di pozzi estrattivi a una ventina di chilometri dalla riva. Danni incalcolabili in cambio, qualora ci fosse, del 4% dei ricavi del petrolio estratto. Perché la liberalizzazione legittima le società estrattive ad immettere il greggio sul mercato.
Il silenzio popolare e istituzionale, oltre che degli organi di informazione, ha consentito l’avanzamento di nuove richieste di esplorazione da parte della società inglese Spectrum Geo LTD, la quale ha in giacenza presso il Ministero dell’Ambiente le concessioni d1 BP SP e D1 FP SP . L’estensione territoriale di queste concessioni è di ben 30 mila chilometri quadrati, lungo tutta la costiera Adriatica da Rimini fino a Santa Maria di Leuca.
L’avvistamento, qualche giorno fa, di una piattaforma al largo di Santa Cesarea, ha mobilitato un po’ tutto il Salento. L’avvocato Tamborini di Lecce ha scritto al Ministero chiedendo spiegazioni. In risposta ha ricevuto le rassicurazioni sul solo transito della piattaforma diretta a Crotone specificando che per la Puglia non sono state rilasciate concessioni. Il mistero si infittisce dal momento che la società inglese aveva comunicato in via ufficiale sul proprio sito, lo scorso 28 luglio, l’autorizzazione a procedere alle ispezioni sismiche che anticipano le trivellazioni.
L’assessore regionale all’Ecologia Lorenzo Nicastro ha inviato ieri mattina una lettera al Ministero dell’Ambiente per chiedere chiarimenti in relazione ai permessi di ricerca in particolare quelli riconducibili alla Northern Petroleum. Nicastro ha ricordato che tali permessi di ricerca sono stati gia’ ”sospesi dal Tar di Lecce prima in via cautelare nel 2010 e poi con sentenza di merito nel luglio del 2011, a seguito della proposta impugnativa da parte della Regione Puglia”. Si attende risposta.
Per  evitare “l’invasione barbarica” del “piccolo” mare Adriatico che mal sopporterebbe gli effetti prodotti dalle trivellazioni, piccoli gruppi di protesta si sono mobilitati. Dal Gargano il comitato per la tutela del mare guidato dal professor Michele Eugenio Di Carlo, invita il Salento ad unirsi nella lotta contro i “nuovi Turchi”  per difendere ad ogni costo il turismo di qualità, la pesca, l’agricoltura, la salute dei cittadini, la consolidata immagine di territorio sano.” Proprio oggi la cultura del Gargano si incontra a Kàlena per decidere il da farsi. “Abbiamo ricevuto l’importante e gradita adesione dell’Associazione Ideale Torre di Belloluogo di Lecce, presieduta dalla professoressa Carla De Nunzio, a suggellare il Ponte Ideale tra Salento e Gargano – ha dichiarato il professor Di Carlo – l’estrazione di scarse quantità di petrolio pesante, ricco di zolfo, con guadagni irrisori da parte dello Stato, non deve e non può giustificare l’aggressione alle nostre attività produttive, alla nostra salute, al nostro ambiente”.